Il contesto attorno, per entrambe, racconta due traiettorie opposte: i Clippers sono 11-2 dal 20 dicembre, hanno trovato contributi solidi da giocatori come Yanic Konan Niederhauser e Jordan Miller, capaci di riempire il tabellino e soprattutto di reggere fisicamente l’urto sotto canestro in una serata senza lunghi titolari, e danno la sensazione di una squadra che ha finalmente trovato una propria identità competitiva dopo mesi di smarrimento.
I Wizards, invece, incassano la quarta sconfitta di fila e lo 0-2 in un viaggio di quattro gare lontano da casa, pagando una volta di più la fragilità di un roster in piena transizione: Kyshawn George e Khris Middleton provano a tenere in piedi l’attacco, Marvin Bagley III lotta a rimbalzo, ma l’espulsione di Alex Sarr prima dell’intervallo e l’assenza di riferimenti stabili rendono impossibile dare continuità al parziale del terzo quarto, quando un 30-13 aveva riportato Washington fino a -2. A chiudere il discorso ci pensa ancora Leonard, che in apertura di quarto periodo infila una serie di canestri consecutivi e con una tripla dall’angolo rimette i Clippers in doppia cifra di vantaggio, trasformando gli ultimi minuti in una lunga conferma: questa versione di Los Angeles, anche acciaccata e corta, ha imparato a vincere le partite che qualche settimana fa avrebbe probabilmente lasciato andare.
Leonard e Harden trascinano i Clippers sui Wizards, play-in nel mirino
A Los Angeles la sensazione è che qualcosa sia definitivamente cambiato: la stessa squadra che a inizio stagione era sprofondata sul 6-21 ora guarda la classifica da un’altra prospettiva, con il successo 119-105 sui Wizards che vale la quarta vittoria consecutiva e mette i Clippers a mezzo passo dalla zona play-in. Contro una Washington in piena emergenza, priva di riferimenti dopo le recenti trade e con un Trae Young ancora ai box in attesa di essere rivalutato dopo l’All Star Game, i Clippers impongono subito il proprio ritmo, scappano sul +15 già nel primo quarto e toccano il +20 nel cuore del secondo, nonostante le assenze pesanti nel frontcourt di Ivica Zubac e John Collins e un Kawhi Leonard gestito a minuti limitati per i problemi alla caviglia. Proprio Leonard, però, dimostra quanto possa essere devastante anche in versione “compressa”: 33 punti con una pioggia di triple e la sensazione costante che ogni volta che Washington prova a rientrare ci sia lui a spegnere il fuoco, mentre James Harden orchestra l’attacco con la calma di chi ha visto mille volte questo film, aggiungendo punti e letture per tenere sempre i compagni nella zona di comfort.