Klay Thompson riscrive la storia da tre: Mavs travolgenti contro i Jazz

Senza il rookie Cooper Flagg, fermato da una distorsione alla caviglia, Dallas si affida all’esperienza di Klay Thompson e trova una serata offensiva perfetta contro la difesa più generosa della lega sul perimetro
Klay Thompson riscrive la storia da tre: Mavs travolgenti contro i Jazz
© foto di nba.com

La notte dell’American Airlines Center si trasforma in un tributo alla mano di Klay Thompson: il veterano dei Mavs pareggia il suo massimo stagionale con sei triple, chiude con 26 punti e 10/18 dal campo, aggiunge anche un massimo stagionale di sei assist e soprattutto si prende un pezzo di storia, superando Damian Lillard e salendo al quarto posto di sempre per canestri da tre realizzati in NBA con 2.809 bersagli dall’arco, alle spalle soltanto di Stephen Curry, James Harden e Ray AllenIl tutto arriva in un contesto tutt’altro che semplice sulla carta: Dallas è reduce da una sconfitta casalinga con Denver e deve rinunciare al suo rookie di riferimento, Cooper Flagg, fermato da una distorsione alla caviglia sinistra subita proprio la sera prima; eppure l’attacco di Jason Kidd gira come non mai, con i Mavericks che toccano i massimi stagionali di punti (144) e triple di squadra (19) contro una Utah che conferma tutti i propri limiti difensivi, presentandosi in Texas come la squadra che concede più punti (127.0) e più triple (15.6) di media in tutta la lega.

La partita prende presto la forma di un lungo monologo offensivo dei Mavs, che trovano in Naji Marshall un secondo violino da 22 punti e in un attacco corale la chiave per allungare senza voltarsi più indietro, mentre dall’altra parte gli Jazz devono fare i conti con l’assenza del loro leader realizzativo Lauri Markkanen, fermo per malattia per la seconda gara consecutiva; Brice Sensabaugh prova a tenere in piedi la baracca con 27 punti, ma la sensazione è che ogni volta che Utah accorcia, Dallas abbia sempre una risposta dall’arco, in transizione o a metà campo, sfruttando al massimo gli spazi concessi da una difesa che non riesce mai a contenere il flusso di gioco avversario. Il 144-122 finale racconta di una serata in cui i Mavericks, ora 16-26 in stagione, si prendono anche una bella iniezione di fiducia in vista del secondo atto della mini-serie contro gli stessi Jazz, in programma sabato sempre a Dallas: con Thompson di nuovo in ritmo, Marshall incisivo e un sistema capace di produrre questo tipo di volume offensivo anche senza Flagg, la sensazione è che la squadra texana abbia trovato una traccia chiara su cui costruire il proprio rilancio nella Western Conference.