Il 14 gennaio 2002, Kobe Bryant segnò 56 punti in 34 minuti ai Grizzlies
Quando si pensa alle serate leggendarie di Kobe Bryant, la mente corre subito ai 62 punti in tre quarti contro Dallas o agli 81 rifilati a Toronto, ma il 14 gennaio 2002 merita un posto speciale in quella galleria di follia offensiva: contro i Memphis Grizzlies, il numero 8 dei Lakers si ferma “solo” a 56 punti in 34 minuti, in una partita che di fatto finisce molto prima della sirena.
Il punteggio finale, 120-81 per Los Angeles, è quasi un dettaglio rispetto alla sensazione di dominio assoluto trasmessa da Kobe, che quella sera firma il suo massimo in carriera fino a quel momento con un irreale 56 a referto, il 62% dal campo, 5 rimbalzi e 4 assist, in una sfida che lo mette di fronte al rookie Pau Gasol, destinato a diventare suo compagno di squadra e partner ideale cinque anni più tardi nelle corse al titolo.
È una di quelle notti in cui tutto sembra girare intorno a lui: Bryant racconta che i compagni non hanno smesso un secondo di parlargli, scherzando sul fatto che potesse battere da solo i Grizzlies, trasformando una prestazione mostruosa in un gioco condiviso, quasi in un esperimento collettivo sulla sua capacità di segnare in ogni modo possibile.
Dall’altra parte, Shane Battier – che diventerà uno dei difensori simbolo delle sfide playoff contro il “Black Mamba” nel 2009 – resta senza parole di fronte a una macchina da canestro in piena trance agonistica, ammettendo che quella partita cambierà per sempre il suo modo di approcciare Kobe; e pensare che Memphis, quella sera, ha persino la “fortuna” di non dover fare i conti con Shaquille O’Neal, fuori per squalifica dopo una rissa con Brad Miller, perché altrimenti quella che è già una delle serate più spietate dei primi anni 2000 avrebbe potuto assumere proporzioni ancora più irreali.