I Kings si ritrovano: Monk esce dalla rotazione e spezza il blackout contro Houston
La vittoria che il Golden 1 Center aspettava da tempo arriva in una serata tutt’altro che semplice per i Kings: senza Keegan Murray e Domantas Sabonis, entrambi ai box per infortunio, e con Dennis Schroder fuori per squalifica, Doug Christie è costretto a ridisegnare rotazioni e gerarchie contro dei Rockets in crescita e con voglia di vendicare il ko all’overtime di dicembre. L’avvio racconta una partita bloccata e nervosa, con Zach LaVine subito in ritmo nei primi minuti e DeMar DeRozan a dettare tempi e tiri dal mid-range per tenere Sacramento agganciata, mentre dall’altra parte Houston risponde con il talento fisico di Amen Thompson e la presenza di Alperen Sengun, rientrato in quintetto dopo la distorsione alla caviglia. Il primo tempo è un lungo tira e molla: nessuno riesce a scappare oltre i due possessi di margine, le percentuali dall’arco restano basse per entrambe e il tabellone fotografa alla perfezione l’equilibrio con il 51-48 Kings della pausa lunga, figlio delle letture di DeRozan da una parte e dei colpi di Kevin Durant dall’altra, ma senza un attore protagonista che si stagli all'orizzonte.
Quel protagonista ha il nome e il cognome di Malik Monk, che fino a ieri sembrava scivolato ai margini della rotazione: dopo aver saltato cinque delle precedenti dodici gare, la guardia si ritrova improvvisamente investita del ruolo di cambio primario in regia al posto di Schroder e risponde come i veri professionisti, portando punti, playmaking e un’energia diversa dalla panchina. Il terzo quarto prosegue sulla linea dell’equilibrio, con altri cambi di vantaggio e un momento di tensione che costa un tecnico proprio a Monk, ma è nell’ultimo periodo che la partita si spacca: i Kings allungano fino a doppio possesso con un canestro di Russell Westbrook, Houston rientra fino a –2 e sembra pronta a un altro finale in volata, finché Monk non decide di prendersi il palcoscenico. In 31 secondi il numero dei Kings infila due triple che fanno esplodere i 15.628 del Golden 1 Center e spingono Sacramento sul 100-92, colpo psicologico da cui i Rockets non si riprenderanno più, nonostante lo sforzo continuo di Thompson e i canestri di Durant. Per i Kings è molto più di un semplice 111-98: è la fine di una striscia nera da sei sconfitte consecutive, ma soprattutto la prova concreta che un giocatore rimasto fuori a lungo, se si allena e resta mentalmente dentro la squadra come ha sottolineato DeRozan, può rientrare in scena e cambiare il copione di una stagione nel giro di pochi possessi.