Gli Spurs e Wembanyama incantano, i Timberwolves rimontano nel finale

Gli Spurs e Wembanyama incantano, i Timberwolves rimontano nel finale
© foto di nba.com

La prima metà di gara racconta una storia quasi a senso unico, con gli Spurs che prendono il controllo e vanno all’intervallo con un margine solido a Minneapolis, fotografato da un 55-42 che ha un nome e cognome ben preciso: Victor WembanyamaQuando il francese è in campo il parziale diventa devastante: in dodici minuti i texani infliggono un +21 ai Timberwolves, tenuti a percentuali da incubo attorno al 18%, mentre nei minuti senza di lui il copione si ribalta, con Minnesota che si prende un +8 tirando vicino al 60%, il classico giorno e notte che rende perfettamente la dipendenza di San Antonio dal suo lungo. Wembanyama, che già nel primo tempo flirta con la doppia cifra in punti e rimbalzi e chiude la sua serata a quota 29 punti, 7 rimbalzi e 3 recuperi, si diverte persino dentro la vernice abitualmente presidiata da Rudy Gobert, punendo il connazionale nonostante i problemi di falli; gli Spurs firmano un clamoroso 16-0 in apertura di secondo quarto, nuovo record di franchigia, e poi chiudono il periodo su un ulteriore 19-7, mentre dall’altra parte Anthony Edwards prova a tenere in piedi i Timberwolves con 12 punti che servono più a contenere l’emorragia che a cambiare davvero l’inerzia di una gara che, fino a quel momento, sembra incanalata verso San Antonio (42-55).

Dopo la pausa, la tendenza sembra confermarsi: con Wembanyama sul parquet, gli Spurs danno la sensazione di non appartenere alla stessa categoria dei Timberwolves, appoggiandosi al talento del francese e alle triple di Julian Champagnie per spingere il vantaggio in alto, con il tabellone che in un momento chiave recita 85-71. Solo quando il numero 1 di San Antonio si siede, i giocatori di Micah Nori (in panchina al posto di Chris Finch, fermato da un problema di salute) tornano a vedere la luce: Naz Reid e Bones Hyland riportano energia e punti, mentre Keldon Johnson prova a tamponare l’onda in uscita dalla panchina, finché l’intensità difensiva di Minnesota non stringe davvero il campo, costringendo gli Spurs a più di sette minuti senza canestri dal campo e a una serie di palle perse che riaprono completamente la partita.
Il sorpasso è quasi inevitabile in un’arena che si scalda possesso dopo possesso, e naturalmente porta la firma di Anthony Edwards, che chiude a 23 punti e trova il corridoio giusto nel momento più delicato: il suo runner a 17" dalla sirena diventa il colpo del ko simbolico, perché gli ultimi tentativi di San Antonio non vanno a segno, prima con il tiro dalla media di Wembanyama ben contenuto da Julius Randle, poi con il tiro mancato di Luke Kornet e infine con la tripla disperata di De’Aaron Fox che non trova il bersaglio, suggellando così una rimonta che ribalta il copione scritto per oltre tre quarti dalla stella francese degli Spurs.