Curry parte forte ma Atlanta spegne il Chase Center con le triple di Luke Kennard

Curry parte forte ma Atlanta spegne il Chase Center con le triple di Luke Kennard
© foto di nba.com

L’inizio è tutto nel segno di un Stephen Curry aggressivo, deciso a mettere subito le mani sulla partita: il numero 30 attacca il ferro, si alza dall’arco e in pochi minuti costruisce praticamente da solo il primo strappo Warriors, con Golden State che vola sul 14-4 mentre il Chase Center si accende convinto di assistere a una serata in discesa. Il problema, per Steve Kerr, è che il resto del gruppo fatica a stare al passo: al di là del suo playmaker, l’attacco si inceppa e la difesa concede troppo a una Atlanta che, dopo lo choc iniziale, ritrova ritmo con la coppia Jalen Johnson – Nickeil Alexander-Walker, capace di firmare un 17-2 che ribalta completamente l’inerzia e fa mugugnare il pubblico di casa. Per rimettere ordine servono la solidità di Al Horford e l’impatto di De’Anthony Melton, oltre al progressivo risveglio di Jimmy Butler, che alza il livello su entrambi i lati del campo e permette ai Warriors di rientrare e chiudere avanti il primo quarto sul 28-27, ma senza dare mai l’impressione di avere il controllo pieno del match.

Nel secondo periodo, però, l’equilibrio resta fragile: Curry e Brandin Podziemski provano a imporre la loro pallacanestro altruista per scavare il primo vero solco fino al 37-29, approfittando dei palloni persi e dei tiri sbagliati da un’Atlanta improvvisamente imprecisa, prima che la difesa degli Hawks e la mano morbida di Onyeka Okongwu e Vit Krejci rimettano tutto in discussione con un 11-2 che ricuce quasi interamente lo strappo. Due giochi da tre punti consecutivi di Butler sembrano respingere l’ennesimo rientro ospite, ma la gestione del finale di tempo è tutta di marca Hawks: una serie di palle perse sanguinose di Golden State spalanca il campo a Nickeil Alexander-Walker e al nuovo arrivato CJ McCollum, che firmano il 10-2 con cui Atlanta va al riposo con sei lunghezze di margine e la sensazione di aver trovato un piano partita credibile al Chase Center.

Al rientro dagli spogliatoi gli Hawks fanno capire subito di non voler rallentare: Dyson Daniels orchestra l’attacco con lucidità, aggredisce il rimbalzo e distribuisce assist, mentre Atlanta allunga fino al +12 sul 70-58. È qui che Golden State reagisce d’istinto, con una fiammata di puro talento: due triple in sequenza di Quinten Post e dello stesso Curry, sommate a tre difese consecutive perfette, confezionano in appena 70 secondi un 10-0 che riapre tutto e riporta i Warriors a un possesso di distanza sul 70-68, facendo esplodere ancora una volta il palazzo. Gli Hawks però, pur assorbendo i colpi di un Curry in versione illusionista, non vanno mai in frantumi: Jalen Johnson si prende responsabilità da leader, mette fine all’emorragia con giocate pesanti e prepara il palcoscenico per quello che succederà poco dopo, quando Luke Kennard decide di prendersi la scena.

In poche azioni, il tiratore di Atlanta si accende come solo gli specialisti sanno fare: quattro triple quasi consecutive, accompagnate da un altro buon passaggio di McCollum, stordiscono definitivamente Golden State e chiudono un terzo quarto che gli Hawks trasformano in un 24-8 di parziale, spingendo il vantaggio fino a 18 punti sul 91-73 e togliendo progressivamente aria alla rimonta dei padroni di casa. L’ultimo periodo diventa una lunga salita per i Warriors, che continuano incredibilmente a perdere Kennard sul perimetro, puniti da altre due bombe pesantissime mentre Okongwu replica il copione dall’arco e sotto canestro per far volare il margine attorno ai 25 punti: anche il tentativo finale di orgoglio della coppia Curry–Butler non sufficiente a riaprire davvero il confronto, perché Atlanta resta in totale controllo, chiude 111-124 e infila il suo terzo successo di fila lasciando il Chase Center con la sensazione di essersi guadagnata una vittoria di peso nella propria crescita stagionale.