Cooper Flagg ancora non crede che sta giocando con Klay Thompson

Cooper Flagg ancora non crede che sta giocando con Klay Thompson
© foto di nba.com

Con Anthony Davis ai box, Klay Thompson è diventato il punto di riferimento dei Mavericks per le prossime settimane, forse addirittura fino al termine della stagione o almeno fino a quando non sarà disponibile al riesntro dopo il lungo infortunio Kyrie Irving. A 37 anni l’ex “Splash Brother” dimostra di avere ancora tanta qualità: contro i Nets ha chiuso con 18 punti e un eccellente 6/9 da tre. Proprio come accadeva ai tempi di Golden State con Stephen Curry, la sua sola presenza in campo attira l’attenzione delle difese e crea spazi preziosi per i compagni, che possono attaccare il ferro con più facilità. Ne hanno beneficiato soprattutto Cooper Flagg e Naji Marshall.

La notte contro Brooklyn ha segnato anche un traguardo simbolico: Thompson ha superato quota 2.800 triple in carriera. Con 2.801 canestri dall’arco, ora è a sole quattro lunghezze da Damian Lillard e dalla quarta posizione nella classifica all‑time. «Sapevo di essere vicino», ha raccontato dopo la partita. «È un risultato enorme, e non lo do affatto per scontato. È un privilegio essere in questa posizione. Quando supererò Lillard sarà davvero speciale. Sono alla mia quindicesima stagione NBA, gioco tanti minuti, vivo in una città splendida… mi godo ogni istante. Amo questo sport e poter competere ancora a questo livello è una benedizione.» A dimostrazione di quanto tenesse al traguardo, Thompson si è presentato in conferenza stampa con il pallone della partita sotto il braccio. Jason Kidd non ha esitato a celebrarlo: «Klay è stato straordinario. Arrivare a 2.800 triple è qualcosa di incredibile. Vederlo continuare a scalare la storia della lega è fantastico. Per noi è fondamentale.»

A 19 anni, Cooper Flagg sta crescendo accanto a un veterano che ha segnato un’epoca, e non ha nascosto l’emozione: «È vero, sono cresciuto guardando i Warriors. Ero un fan di quella squadra, un fan di Klay. Vederli giocare era pazzesco. Oggi essere al suo fianco è incredibile. È impressionante e ci dà tantissimo.» Parole che hanno toccato Thompson, consapevole di essere un punto di riferimento per la nuova generazione: «Ti fa capire quanto il tempo voli quando fai ciò che ami», ha sorriso. «Cooper mi ha detto che aveva nove anni quando mi ha visto giocare le Finals del 2015. Ti mette tutto in prospettiva…»