Il terzo quarto è il manifesto della serata di Donovan Mitchell: dopo una prima metà di gara relativamente tranquilla, la guardia dei Cavs decide che è il momento di chiudere i conti e in poco più di due minuti firma dieci punti, aprendo un parziale che, insieme alle fiammate di Darius Garland, porta i Cavaliers oltre la soglia dei venti punti di vantaggio e scatena i fischi dell’arena verso i padroni di casa. Garland, autore di una prova lucida da 20 punti prima di fermarsi per un problema al piede, lascia il parquet nel momento in cui Philadelphia sembra avere un ultimo sussulto, ma i Sixers non riescono mai davvero a passare sotto la doppia cifra di ritardo e sprecano l’ennesima occasione per riaprire la gara. Mitchell, invece, continua a colpire da ogni zona del campo fino a chiudere con 35 punti e 9 assist, sostenuto da un Mobley in doppia doppia di sostanza e dalla mano calda di Jaylon Tyson, che con tre triple nel quarto periodo mette il sigillo definitivo sul 133-107 esterno: un successo pesante non solo per la classifica, ma soprattutto per il messaggio lanciato da una Cleveland capace di reagire immediatamente alle critiche, mentre Philadelphia esce tra i mugugni, con Embiid e George troppo soli e il backcourt titolare incapace di reggere l’urto della serata.
Cleveland travolge Philadelphia: Mitchell firma il capolavoro
Cleveland era reduce da una serata da dimenticare contro Utah, ma alla Xfinity Mobile Arena si presenta con un atteggiamento completamente diverso e fin dal primo possesso si capisce che l’aria è cambiata: l’attacco dei Cavaliers è fluido, aggressivo a rimbalzo offensivo e capace di punire ogni pallone perso dei Sixers, mentre Philadelphia si inceppa tra le mani di Tyrese Maxey e del rookie VJ Edgecombe, subito in difficoltà nella gestione e nelle percentuali dal campo. La squadra di J.B. Bickerstaff costruisce il primo strappo con un 18-2, sostenuta dal lavoro silenzioso ma fondamentale di Evan Mobley vicino al ferro e dalla presenza costante di De’Andre Hunter sulle due metà campo, mentre Joel Embiid e Paul George devono rallentare il ritmo per evitare che la partita sfugga di mano già prima dell’intervallo. Philadelphia prova a rimettere insieme i pezzi con l’ingresso di Adem Bona e qualche lampo dei veterani, arrivando fino a -6, ma proprio quando il pubblico sente odore di rimonta, i Sixers sprecano cinque conclusioni consecutive e vengono immediatamente puniti: Mobley e Hunter rimettono tre possessi pieni tra le due squadre e mandano Cleveland al riposo lungo con un margine rassicurante (47-60).