Carne da canestro: una tratta di giovani africani in Italia per avviarli al basket

18.04.2021 09:26 di Redazione Pianetabasket.com   Vedi letture
Carne da canestro: una tratta di giovani africani in Italia per avviarli al basket

In un lungo articolo de L'Espresso il giornalista Amedeo Ricucci ha verificato che in Italia, secondo i dati FIP, ci sono 389 atleti nati in paesi africani e con cittadinanza di un paese africano che giocano nei nostri campionati giovanili. Sono quasi tutti provenienti da Senegal (136), Nigeria (51) e Mali (36).

Reclutati spesso tramite post su Facebook sarebbero avviati su una linea di sfruttamento intensivo presso società di pallacanestro italiane. A titolo esemplificativo, uno di loro che ce l'ha fatta, Ousmane Diop di Torino, ha raccontato che "quando stava a Udine, ha giocato contemporaneamente in ben quattro campionati: under 18, under 20, serie C e serie A2. Diop: "Praticamente ero sempre sul parquet. E in sei anni non ho mai rivisto la mia famiglia".

Età del reclutamento: 13,14, 15 anni da mandare in Europa. Altezza minima: 1,95. Arrivo in Italia tramite visto per studio ottenuto attraverso il passaggio in Spagna, tutele legali su minori poco chiare che sarebbero consentite in barba alla legge Zampa del 2017. Paghette di cento euro mensili che per lo più vengono poi inviate alle famiglie nei paesi di origine, perché comunque spesso costituiscono il doppio del salario di un lavoratore.

Il sogno di realizzare un'esistenza migliore grazie alla possibilità di giocare a pallacanestro si paga con la lontananza dalla famiglia e da relazioni non sempre ben descritte e legalmente chiare con procuratori sportivi che certamente ci guadagnano. Mezzi fisici selezionati, dunque all'origine che però vengono irrobustiti dall'insegnamento tecnico.

Secondo un sociologo dello sport, Pippo Russo, "Il sogno di questi ragazzi può essere tutelato solo facendoli crescere nei loro Paesi, evitando cioè che emigrino giovanissimi ed evitando poi che prevalgano nella loro formazione sportiva gli interessi economici esterni". 

Vero, ma anche una bella utopia, secondo una nostra riflessione. In questi paesi non esistono strutture e organizzazioni adeguate alla crescita sportiva di giovani possibili prospetti professionistici, e addirittura le potentissime FIBA ed NBA, pur alleandosi fra loro, non sono ancora riuscite a far partire un campionato interafricano con Nazioni come Angola, Egitto e Nigeria che esprimono già da molti anni una pallacanestro di un certo livello. Tenerli a casa loro significa certamente uccidere i loro sogni.

La posizione della FIP, nel contesto dell'articolo, è stata così riassunta: "La Fip ribadisce che le regole di tesseramento prevedono tutta una serie di garanzie: sui tutor dei ragazzi, così come sulla loro formazione scolastica e sul perseguimento del loro "supremo interesse", come prevede la legge. "Poi però ci sono situazioni che sta agli organi competenti verificare, in primo luogo la regolarità dei permessi di soggiorno, che a noi non compete", ammette Giacomo Galanda."

Aggiornamento della domenica sera: "L'ufficio della Procura federale, alla luce dei reportage giornalistici da ultimo apparsi, ha aperto un'indagine per verificare la gestione ed il trattamento dei tesserati minorenni reclutati nel continente africano."