Squilli di tromba in chiave Azzurra

Fonte: Sandro Spinetti
Squilli di tromba in chiave Azzurra

Le buone notizie arrivano da oltre oceano, dove i nostri 3 Tenori stanno vivendo un momento magico e da  Madrid, dove Siena, ritrovato Lavrinovic, ha impartito una lezione a domicilio ai basket merenge.

Gallinari da spettacolo al Madison, Bargnani rientra ed espugna Phenix, Belinelli comincia a farsi rispettare e meritare maggiori minutaggi in campo.

Per il nostro Basket, alle prese con problemi strutturali, tecnici ed economici, in un anno che chiude il quadriennio federale ed apre le porte a nuove Presidenze, queste notizie danno conforto e  stimolano a non perdere altro tempo per dare vita ad una revisione complessiva e profonda del nostro contradditorio Sistema.

I 3 Alfieri sono un po’come le rondini, da sole non fanno primavera, ma riempiono comunque di gioia, di entusiasmo e di concreta speranza gli appassionati di basket e stimolano i contadini (istruttori ed allenatori) a tornare ad arare e coltivare la terra (i giocatori) come in passato e riportare la pallacanestro italiana ad essere nuovamente feconda.

All’orizzonte, infatti, si profilano altre giovani ed interessanti piantine, che non saranno tutti alberi da NBA, ma sicuramente importanti germogli del nostro Campionato e di una Nazionale bisognosa di ritrovare una propria fisionomia tecnica, una maggiore identità caratteriale ed una valida composizione strutturale.

Bargnani, Gallinari, Belinelli, Mancinelli, Renzi, Melli, Gentile, De Nicolao, Hackett, Cervi, Cusin possono essere già una buona ossatura, alla quale potrebbero aggregarsi i vari Datome, Cinciarini, Tessitori……. (cercasi Pivot ).

E’ un gruppo giovane, che ha qualità, qualche dose di esperienza, ma che va shakerato con parsimonia e chiarezza per trovare la migliore media dei valori tecnici individuali (una squadra non è la somma, ma la media di quei valori).

Il vero dilemma che aleggia su questo tipo di Nazionale, la migliore possibilie oggi (al netto di italianizzati od oriundi) è riuscire a far colloquiare i 3 colonnelli con il resto della truppa ed ottenere da tutti un’espressione ed un linguaggio tecnico comune

Non è un interrogativo da poco e non è di facile soluzione perché, in entrambi i casi, si potrebbe commettere l’errore di soffocare le grandi qualità degli “americani” per dare spazio agli altri o rallentare la nascita di un vero Grupppo per affidarsi alle tre ugole d’oro.

La scelta, seppure difficile, non deve assolutamente consentire che l’immagine ed il gioco del Team Azzurro vengano sottomessi a quella dei Tenori o che questi siano mortificati per attivare un colloquio tecnico e di personalità altrimenti difficile (come nel recente passato), ma ogni giocatore deve rimanere se stesso, deve avere l’intelligenza e la consegna di cedere qualche cosa ai compagni e deve fare squadra.

In questi ultimi 3 anni, il ritorno a casa del Trio B.G.B.ha sempre prodotto due tipi di basket all’interno della stessa squadra ed il risultato finale è stato spesso quello di una buona prova del BGB di turno ed una sconfitta della Nazionale o viceversa; poche volte vittoria e prestazioni hanno collimato (essendo state anche poche).

Gli acuti e le costanti performance degli “Americani” aprono il cuore ad un giusto ottimismo, ma la loro fisiologica  “americanizzazione”, giocando una pallacanestro molto diversa nei ritmi e nelle scelte da quella europea, li allontana dal lessico cestistico dei propri compagni in azzurro.

La risposta, quindi, sta nel cercare un linguaggio comune, quello che gli ultimi Europei di Lituania ci hanno dolorosamente negato, un limite che coach Pianigiani ha solo leggermente limato, non avendo avuto tempo e forse coraggio, per “chiedere” a tutti un sacrificio od “imporre” e “rispolverare” le tante opzioni tecniche e tattiche di questo “complicatissimo” sport (la Macedonia, meno forte dell’Italia, docet).


Ma se Campione si nasce ed ottimi giocatori si può diventare, avendo i manici giusti, l’organizzazione adeguata e lo spazio necessario per provare, sbagliare, correggersi e riprovare, questa volta i brillanti squilli di tromba che giungono da più parti, potrebbero essere il segnale della riscossa ed il risveglio del nostro basket per tornare a fare squadra ed alla vittoria.

La scomessa ed il vero compito di Pianigiani, ricordandosi che l’Italia non è la Montepaschi è quello di creare una squadra !

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Redazione Pianetabasket.com
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