I distinguo di Carlo: differenze tra istruttori e allenatori di basketball

03.02.2020 18:20 di Redazione Pianetabasket.com   Vedi letture
I distinguo di Carlo: differenze tra istruttori e allenatori di basketball

(di Carlo Fabbricatore). Breve analisi delle due figure più importanti del ”nostro sport”.

Esiste ancora la categoria degli istruttori di pallacanestro? Effettivamente è molto difficile trovare, a livello giovanile, degli istruttori veramente qualificati. Forse a causa di non adeguate soddisfazioni economiche molti allenatori rinunciano a dedicare la propria carriera alla formazione tecnica dei ragazzi. Nei club manca, con qualche eccezione, l’idea di valorizzare il settore giovanile: molto più facile trovare sul mercato un giocatore pronto per la prima squadra.

1) Dote principale di un allenatore del settore giovanile? Sicuramente l’empatia che riesce a instaurare con i propri ragazzi. Inoltre è estremamente importante che i giovani giocatori portino rispetto verso i propri istruttori. Ricordo sempre con grande affetto il mio “Maestro” Tonino Zorzi.

2) L’istruttore deve essere un dimostratore capace? Sicuramente sì! Sarebbe auspicabile che i bambini venissero indirizzati al “nostro amato gioco” da ex giocatori: la tecnica non si apprende sui libri ma sul campo! Purtroppo pochi ex giocatori sono stati coinvolti in progetti importanti a livello giovanile e le conseguenze sono evidenti.

3) L’aspetto ludico è importante? Ovviamente, specialmente per i più piccini ma senza dimenticare quale deve essere l’obbiettivo primario: prima creare appassionati della pallacanestro e soprattutto sportivi, dopo eventualmente campioni.

4) Negli anni ’70/’80/’90 i settori giovanili erano più organizzati? Senza dubbio i grandi club avevano foresterie dedicate e venivano fatti grossi investimenti sui giovani in quanto la proprietà dei cartellini garantiva una resa finanziaria importante. Attualmente pochissimi club hanno le risorse necessarie per sviluppare progetti a lungo termine e soprattutto la legge Bosman ha cambiato tutti i rapporti tra le società e i giocatori.

5) A livello giovanile si gioca peggio rispetto a una volta. Si gioca in un altro modo anche se purtroppo spesso si vedono delle mancanze tecniche importanti: cattivi angoli di passaggio, forzature nell’uno vs uno, pessimi posizionamenti in campo (le mitiche spaziature), pochi arresto e tiro, pessime conduzioni della transizione e del contropiede, totale mancanza dell’uso del taglia fuori,…ma in compenso si vede un uso smisurato della fisicità. Se non si insegnano i fondamentali difficilmente “verranno fuori” giocatori importanti. La forza se non è controllata dalla tecnica non serve a nulla: ricordiamoci che la pallacanestro un gioco di destrezza!

6) Quali caratteristiche deve avere il coach di una prima squadra? Ai nostri giorni l’allenatore dovrebbe come competenze incarnare la figura del Direttore Generale. L’allenatore ha vari collaboratori: il vice allenatore (figura importante anche se sottovalutata), i tattici per l’attacco e la difesa, l’analista, il rilevatore statistico e lo staff medico. La capacità dei grandi allenatori è quella di sintetizzare le informazioni che riceve dal proprio staff per migliorare le prestazioni dei giocatori durante le partite.

7) L’allenatore è più importante dei giocatori? Non ho mai visto un allenatore vincere con dei brocchi ma ho visto coach perdere con grandi  giocatori.

8) Un allenatore deve seguire sempre e comunque la sua filosofia di gioco? La capacità di adattare la sua filosofia di gioco alle caratteristiche dei giocatori è il plus che fa la differenza tra un allenatore integralista e un grandissimo allenatore che mette tutti i suoi atleti nelle migliori condizioni per rendere al meglio.

9) Il coach perennemente urlante è utile alla squadra? L’allenatore deve essere un motivatore e soprattutto deve infondere fiducia a tutti i componenti del team non la star.

10) Molte volte gli aggiustamenti operati nell’intervallo portano alla vittoria. Vero, ma parliamo quasi sempre di dettagli non di stravolgimenti.

11) Il piano partita è sacro. No, il piano partita deve essere una traccia non un dogma. La tattica per essere vincente deve essere coadiuvata dal cuore, senza questa qualità nessuna squadra è vincente.

12) L’allenatore deve essere amico dei giocatori. Secondo me l’allenatore deve essere rispettato dai giocatori che non devono necessariamente essere suoi amici.

13) L’allenatore deve essere un comunicatore. Il coach moderno deve necessariamente essere un ottimo comunicatore, in grado di confrontarsi serenamente con i media anche in caso di critiche e di potere gestire la squadra in ogni situazione. Dimentichiamoci le figure naïf di un tempo, i
super coach dovrebbero essere dei top manager.

14) Il coach è la star della squadra. No, deve essere il leader riconosciuto non la star.

15) A livello di prima squadra l’allenatore può migliorare tecnicamente i giocatori. Sicuramente sì anche se deve operare con grande intelligenza: ovvero deve convincere giocatori fatti e finiti che possono ancora fare un salto di qualità dal punto di vista tecnico. La bravura del coach è quella di mettere in risalto le caratteristiche positive e di limitare le lacune dei propri atleti.

16) Il più grande risultato per un coach? Sentire dire dai suoi giocatori che per lui si butterebbero nel fuoco.

17) L’allenatore è un uomo solo. Soltanto se il club non lo protegge.

Per concludere credo che le figure dell’istruttore e del coach siano perfettamente complementari: senza gli istruttori non si “producono” i giocatori che poi faranno le fortune dei coach.

Buona Pallacanestro a tutti

Carlo Fabbricatore