Dinamo Sassari in A2, il messaggio di Meo Sacchetti: «Difficile trovare le parole, ma la storia non si cancella»
La retrocessione in Serie A2 della Dinamo Sassari ha colpito profondamente chi con quei colori ha scritto le pagine più gloriose della pallacanestro isolana e nazionale. Meo Sacchetti, l'allenatore dello storico "triplete" della stagione 2014/15 e l'uomo che portò la squadra per la prima volta in Serie A nel 2010 (sotto la gestione della famiglia Mele), fatica a nascondere la propria amarezza: «Mi dispiace molto», ha commentato con voce sommessa a L'Unione Sarda. «In questo momento è anche difficile trovare le parole».
Il legame tra il tecnico originario di Altamura e la Sardegna va ben oltre le vittorie sul parquet. È un amore sincero e radicato, testimoniato dall'affetto che il PalaSerradimigni gli riserva ad ogni ritorno e confermato dalle sue stesse parole: «Quello vissuto con la Dinamo è stato qualcosa di molto importante anche a livello personale. Beh, ho preso la residenza ad Alghero dopo aver comprato casa, direi che sono ormai sardo, voto anche qui».
Da profondo conoscitore delle dinamiche sportive, Meo Sacchetti lancia un doppio messaggio all'ambiente sassarese. Il primo è un invito a guardare avanti e a trovare la forza di risalire, ricordando come anche piazze illustri abbiano conosciuto il purgatorio delle serie minori: «Ora ci sono il rammarico e la delusione, ma attenzione il basket va avanti: in A2 sono finite anche società storiche come Cantù, Pesaro e Bologna...». Il secondo messaggio è dedicato all'eredità indelebile lasciata da quegli anni d'oro, una memoria che l'attuale delusione non potrà mai scalfire: «Quello che è successo non deve cancellare la storia bellissima che è stata scritta. I bei ricordi restano, il passato rimane. Sicuramente c'era un'atmosfera diversa in quegli anni, Sassari era una matricola, c'era entusiasmo. Ricordi bellissimi, che resteranno sempre».