Il 10 aprile 1999, i Bulls segnarono solo 49 punti contro gli Heat

Il 10 aprile 1999, i Bulls segnarono solo 49 punti contro gli Heat

Da quando è stato introdotto il cronometro dei 24 secondi, nessuna squadra era mai scesa sotto quota 50 punti segnati. È servito il 1999 e la versione post‑dinastia dei Chicago Bulls per vedere un simile crollo offensivo. Senza Phil Jackson in panchina e privi di Michael Jordan, Scottie Pippen e Dennis Rodman, era inevitabile che i Bulls del 1998/99 mostrassero un volto ben diverso rispetto al gruppo dominante che aveva schiacciato la NBA tra il 1996 e il 1998. Ma tra il calo fisiologico e la totale involuzione c’è una differenza, e Chicago in quella stagione finì direttamente nel baratro. L’annata fu una delle peggiori di sempre sul piano offensivo, e la partita del 10 aprile 1999 ne è il simbolo più evidente. Contro Miami, una delle difese più dure dell’epoca, i pochi reduci del secondo three‑peat – Toni Kukoc e Ron Harper – insieme ai nuovi compagni riuscirono nell’impresa negativa di segnare 49 punti in 48 minuti. Una serata da incubo.

Il tabellino è impietoso: 18/77 dal campo (23%), 0/9 da tre, 13/24 ai liberi, 19 palle perse. Il tutto condito da un inevitabile 49‑82 finale. Mai, da quando nel 1954/55 era stato introdotto il limite dei 24 secondi, una squadra aveva segnato così pochi punti o così pochi canestri (il record dei tiri segnati più basso appartiene oggi a Orlando, con 16 nel 2012). Da allora solo una squadra si è avvicinata a un simile blackout offensivo: i Denver Nuggets del 2002/03, anche loro ricordati come una delle peggiori squadre in attacco della storia. Nel novembre 2002 rimasero a 53 punti contro Detroit. In tempi più recenti, il minimo stagionale appartiene ai Nets, fermati a 66 punti nella pesante sconfitta contro i Knicks del 21 gennaio.