De Raffaele: «Volevo l'estero. A Cantù per sfida in un posto che mi ha sempre affascinato»

09.04.2026 00:00 di  Iacopo De Santis  Twitter:    vedi letture
De Raffaele: «Volevo l'estero. A Cantù per sfida in un posto che mi ha sempre affascinato»
© foto di Pallacanestro Cantù

L'arrivo di Walter De Raffaele ha dato una scossa a Cantù. Ha preso la guida dei brianzoli il 20 gennaio, da allora il record dice 4 vittorie e 4 sconfitte, che oggi vale un terzultimo posto a +4 dalla zona retrocessione dopo il fondamentale successo in volata contro la Dinamo Sassari. “Dopo l’esperienza di Venezia e quella di Tortona, dopo essere stato un po’ in giro anche nei momenti di ‘pausa’ mi è venuto il desiderio di un’esperienza di vita all’estero anche per levarmi dalla china che sta prendendo lo sport in Italia da un bel po’. Connesso cioè solo a vittoria e sconfitta, con la valutazione delle qualità di una persona legata solo ai risultati. Il mio pensiero è molto più trasversale, e quando hai un po’ di tempo, questo ti fa riflettere. È chiaro che è un lavoro legato anche ai risultati, ma dovrebbe essere valutato a 360 gradi. E poi c’è il fattore età: a 58 anni mi faceva piacere un’esperienza all’estero che avevo rifiutato in passato per motivi familiari”, rivela De Raffaele a Giuseppe Nigro de La Gazzetta dello Sport.

Invece è arrivata la chiamata di Cantù
“Cosa mi ha portato ad accettare? Un po’ per carattere e un po’ per provenienza, essendo amante delle sfide volevo qualcosa che mi facesse sentire nuovamente vivo, unito anche a una situazione che poteva avere degli sbocchi. Ho preso una situazione che poteva essere molto difficile, ma si portava dietro una sfida in un posto che mi ha sempre affascinato per calore del tifo, storia, competenza. Volevo abbracciare questa sfida, magari incoscientemente rispetto a quello a cui potevo ambire, ma confrontandomi con la proprietà e la dirigenza mi ha attratto anche il desiderio che c’è di costruire, se riuscissimo a mantenere la categoria”, prosegue. 

Cosa è cambiato dal suo arrivo e la lotta salvezza
“Penso di aver cambiato l’approccio al lavoro da parte dei giocatori ma anche rispetto a gerarchie tecniche che potessero dare un’anima, questa è la cosa che più mi fa piacere: credo che ora la squadra ce l’abbia, e vada in campo non con l’idea di sperare di non perdere, ma di provare a vincere. C’è voluto del tempo perché dopo tante sconfitte sulle spalle l’ambiente era depresso, e sono contento di vedere adesso un entusiasmo generale ritrovato”. 
Cantù si salva se...? “Se vince tante partite! Non so, da qui alla fine è un terno al lotto. Stiamo facendo un ottimo percorso, ora entrano in gioco il calendario, gli scontri diretti… Non è una frase fatta, ma dobbiamo avere la capacità di pensare a una partita alla volta, anche perché una non la giocheremo per il turno di riposo. Portarne a casa più possibile ci dà la possibilità di contare su noi stessi, perché se devi contare sui risultati degli altri spesso succedono cose opposte rispetto a quelle che pensavi. Non c’è una ricetta magica, ma credo molto nell’importanza per i miei giocatori di alzare il livello dell’attenzione”.

Iacopo  De Santis
autore
Iacopo De Santis
Editore di Pianeta Basket, 26 anni. Sempre connesso con il mondo della palla a spicchi con focus su notizie e analisi.