Gli americani tradiscono ancora Brindisi. Sconfitta a Scafati e addio secondo posto
In un’intervista prima dell’inizio del campionato Tullio Marino, GM della Valtur Brindisi, disse che in A2 gli italiani sono importanti, ma alla fine quando la palla scotta sono gli americani che devono vincerla. Il concetto non è di per se sbagliato, anzi rappresenta in molti casi ciò che si vede sui campi da basket. Il problema è che Brindisi questi americani non li ha. Anzi, Brindisi ha degli americani che la partita te la fanno perdere. La sconfitta in trasferta contro Scafati per 85-77 è una mazzata tremenda per Brindisi che in una sola partita, perde definitivamente la possibilità di vincere il campionato e anche il secondo posto proprio a beneficio di Scafati che, con questo risultato, ribalta la differenza canestri e supera i pugliesi sia nei punti in classifica, sia nel doppio confronto. Brindisi ha giocato una partita di grande carattere su uno dei campi più difficili del campionato, contro un pubblico ostile e degli arbitri decisamente intimoriti. Dopo il 7-0 iniziale, Scafati ha piazzato un break di 26-4 che avrebbe tramortito chiunque, ma non i ragazzi di coach Bucchi che possesso dopo possesso hanno rosicchiato tutto lo svantaggio fino all’agognato 77-77 raggiunto a 2:24 dalla fine. Lo ha fatto grazie a una maggiore aggressività difensiva, con intelligenza, mettendo finalmente quel fisico mancato in tante trasferte e costringendo Scafati a rallentare l’azione e non giocare con quel run&gun che stava facendo malissimo. Ogni volta che Scafati entrava nel pitturato trovava sempre le mani dei difensori brindisini, abili a indirizzare il portatore di palla verso il classico vicolo cieco e a costringerlo a trovare tiri sporchi e fuori equilibrio. Sull’altro lato del campo l’attacco non è stato esattamente costruito, ma sicuramente efficace fino a tre minuti dalla fine. Semplicemente Scafati ha portato la partita sul piano dell’agonismo e Brindisi è stata brava a calarsi nella parte e affrontare l’avversario nella stessa maniera. Quindi meno costruzione, e più sportellate sotto canestro, lotta feroce a rimbalzo e attacco del ferro come poche volte si è visto in stagione. Brindisi ha avuto sicuramente più meriti difensivi che offensivi, tanto che ha tenuto gli avversari a soli 35 punti nel secondo tempo, dopo i 50 subiti nel primo. Nell’ultimo quarto, proprio quando l’inerzia sembrava andare dalla parte di Brindisi, sarebbe servita una spinta in più dell’attacco che, man mano che si avvicinava la sirena finale, si è sempre più incaponito in soluzioni personali che non hanno portato alcun punto, mentre Scafati ha giocato con maggiore intelligenza, sfruttando i fischi a favore e trovando punti facili (e decisivi) in lunetta. Brindisi ha avuto la colpa di non aver più segnato negli ultimi 2 minuti e mezzo e, in una partita del genere, è il peccato mortale che ti condanna alla sconfitta.
E POI ARRIVANO GLI AMERICANI - Proprio quando Brindisi agganciava Scafati a quota 77 sono entrati prepotentemente nella partita Copeland e Francis. Così mentre Radonijc trovava triple importanti, Cinciarini smazzava assist (9 alla fine a un passo dalla doppia doppia), un redivivo Esposito faceva ricredere coach Bucchi dopo tre quarti horror e Vildera lottava come un leone sotto canestro, ecco che Francis e Copeland hanno deciso di deliziare il pubblico con giocate di rara bruttezza, con tiri fuori equilibrio e palle perse dal palleggio davvero difficili da comprendere. Francis chiude con un 1/5 da tre e la palla persa assurda nel possesso decisivo. Copeland invece regala un 3/12 al tiro (2/10 da tre) e 3 palle perse. Insomma, ancora una volta, quando Brindisi ha avuto bisogno del talento dei sui americani, la risposta è stata “facciamo un’altra volta”. Questa situazione sta diventando insostenibile e anche difficile da decifrare. Francis, autore di una buona partita contro Livorno, non trova continuità e non riesce a giocare due partite di fila quantomeno decenti. Il suo punto di forza doveva essere il tiro da tre, ma sta tirando 48/146 (33%) in stagione e si dimostra un ball handler per nulla affidabile, incapace di organizzare un attacco ragionato e anche molto confusionario quando si spinge la transizione. Oltre a questo spende metà delle sue energie a protestare su ogni minimo contatto subito. Copeland invece è un caos totale. Nulla di nuovo in quanto è sempre stato questo giocatore, anche negli anni passati, ma anche con Cinciarini accanto, sembra non riesca ad avere la minima comprensione del gioco. È il classico cavallo pazzo che con il suo talento può risolvere le partite, ma quest’anno, a parte la tripla della vittoria a Cento, questa sua caratteristica si è vista davvero poco. Si ricordano senza dubbio quarti di onnipotenza pura, ma bilanciati da momenti di follia anche all’interno della stessa partita. Bucchi non è riuscito a smussare il suo carattere in campo e a renderlo un giocatore più equilibrato nel corso della stessa partita e i suoi difetti sono gli stessi che si vedono dall’inizio del campionato. La realtà è che entrambi americani hanno un QI cestistico non all’altezza di una squadra che punta alla promozione. Per l’ennesima volta Brindisi dimostra di avere un pacchetto italiani in grado di essere protagonista, di avere giocatori operai dalla panchina come Maspero, Mouaha e Fantoma che il loro mattoncino lo mettono quasi sempre, ma poi alla fine, manca sempre il guizzo offensivo che da il classico go to guy, quello che si crea il tiro dal nulla, che lucra falli quando le difese sono aggressive, che legge i momenti della partita e adatta il suo gioco di conseguenza.
FATTORE CAMPO COMPROMESSO - Con questa sconfitta Brindisi perde con ogni probabilità anche il fattore campo in un’eventuale finale playoff. Restano ormai tre partite e due di svantaggio sulla seconda (contro Pesaro e Scafati è sotto negli scontri diretti). Non solo. Domenica si giocherà anche il terzo posto contro la Fortitudo, vincente contro Cremona, che ha una partita in più, ma anche due punti in più e un solido +11 maturato nella vittoria al PalaDozza nel girone d’andata. Solo vincendo domenica e poi contro Pistoia e Ruvo, Brindisi sarà certa del terzo posto. Oggettivamente è un peccato chiudere il campionato così dopo essere stata per 6 mesi sempre nelle prime due posizioni, ma è inevitabile quando in trasferta si perde contro tutte le le prime 10 della classifica, fatta eccezione per la sola Avellino, tra l’altro a inizio campionato. Proprio questa tabella di marcia fuori dalle mura del PalaPentassuglia, lascia poca positività in vista dei playoff. Anche quando gioca bene, oggi a Scafati e in semifinale di Coppa Italia a Rimini, manca sempre quel centesimo per fare l’euro. Chissà che non venga trovato proprio nei playoff.