ESCLUSIVA PB - Givova Scafati, il patron Longobardi: "Adesso parlo io"

Intervista esclusiva al patron della Givova Scafati che non le manda a dire e lancia una provocazione che poi tale non sembra essere...
30.07.2021 14:58 di Emiliano Latino   vedi letture
Fonte: Pianetabasket.com
Il patron Nello Longobardi
Il patron Nello Longobardi

Un vulcano in piena Nello Logobardi patron della Givova Scafati: mai banale, schietto e anche questa volta non si sottrae ad una piacevole chiacchierata a 360°. Certo lancia una vera e propria "bomba" quando parla della piazza scafatese, ma anche questa stagione, Scafati reciterà un ruolo di assoluta protagonista.

Ha riconfermato praticamente in blocco che è arrivato ad un passo dalla finale playoff...

"Pensiamo di avere un'organizzazione manageriale, sanitaria e tecnica di Serie A ormai da anni: riteniamo che il gruppo sia tra i migliori in circolazione, in linea con le compagini della massima serie. Fanno tutti parte da anni del nostro sistema operativo ed è importante aver sul territorio persone che sanno muoversi bene"

La guida tecnica è stata affidata ad Alessandro Rossi, cosa l'ha convinta del giovane coach?

"Avevamo due profili da valutare, uno navigato ed esperto ed un altro che sia rampante e che potesse portare nuova linfa. Ci siamo confrontati con i giocatori più esperti e ho riscontrato una certa apatia che non mi piace per nulla. Bisogna sempre rimettersi in gioco, non mi piace chi vive di rendita e non si mette in discussione. Il mondo è cambiato, non solo per quanto riguarda l'aspetto economico, ma anche per i nuovi giovai tecnici che possono portare nuove idee per il futuro. Ho avuto più incontri con Rossi e mi ha colpito di lui la voglia di avere nuovi stimoli abbinati a buone competenze tecniche".

Ci sono meno soldi in giro, però Scafati ha firmato Monaldi, Ambrosin, Clarke, Ikangi...

"Molti di questi giocatori costano meno di quanto sarebbero costati prima, il mercato è stato pianificato per avere una rosa lunga e un livello medio-alto senza prime stelle. Cerchiamo sempre di più la continuità tecnica e fisica. Abbiamo cercato di mettere insieme giocatori importanti che rispondessero ai nostri obiettivi.  Il colpo Monaldi è stato improvviso nonostante lo seguissimo da anni, è un giocatore che ha capito subito il nostro progetto tecnico e che economicamente sia all'altezza in termini di precisione e serietà".

Manca ancora qualcosa?

"Le anticipo che annunceremo la firma di Davide Raucci (ex capitano di Latina), avremo nove senior proprio per il discorso legato alla profondità del roster. Manca ancora un'americano nel reparto lunghi che possa giocare da 4 e da 5: bisogna capire se andare a pescare tra i profili più esperti o se cercare un altro giovane. Gli americani in giro sono tanti, nelle prossime ore potremmo annunciare qualcosa".

Mi diceva che gestire Scafati è una pazzia, cosa intende?

"Scafati è una piazza abituata troppo bene ma anche male: sono 35 anni che la mia famiglia è protagonista dei vari progetti e le critiche che talvolta leggo mi hanno stufato. Ci sono pseudo tifosi che criticano a priori e molto spesso mancano di rispetto ai giocatori e alla società. Ci sono città come Avellino e Caserta a cui manca il basket e che vorrebbero avere quello che Scafati ha ormai da anni. La maggioranza dei tifosi apprezza il nostro lavoro e a quei tifosi che voglio distruggere il duro lavoro dico di non venire al palazzetto perché non sono graditi. I sacrifici della nostra famiglia meritano rispetto, sui 500 posti disponibili abbiamo strappato solo 124 biglietti, come se mancasse l'affetto verso un progetto che si è rivelato di altissimo livello. Nei prossimi mesi valuteremo se fosse il caso di continuare questa avventura in questa piazza".

Sta dicendo che state pensando di portare da un altra parte il titolo di Scafati?

"Sto pensando che in questa piazza non siamo più apprezzati e stiamo valutando tutte le opzioni disponibili: abbiamo incassi da Serie C Gold e con tanti sacrifici siamo in A2. Sui social abbiamo registrato insulti ad alcuni dei nostri giocatori e questa cosa in futuro non sarà più permessa. Ogni giocatore è un membro della famiglia e come tale merita il massimo rispetto: nessuno si deve permettere di attaccare nessuno di loro e spesso abbiamo subito battute cretine e tendenziose sui nostri ragazzi. Insieme a Givova e Rossano stiamo valutando di andare in una città in cui sarebbero ben felici di accogliere il nostro progetto. 
Qualcuno pensa che la Serie A debba essere la normalità, mentre invece bisogna pensare che sarebbe una cosa straordinaria, come incredibile è che qualcuno perda di vista la realtà delle cose. Rimanere a questo livello è un miracolo sportivo e a questi signori rinnovo l'invito a non venire al Pala Mangano".

A proposito di budget e biglietti: qual è la linea della società in merito alla riaperture limitate a 500 posti?

"Ho letto le dichiarazioni del Presidente Basciano in merito: penso che questa nuova realtà va oltre qualsiasi discorso legato allo sport. Non mi permetto di dare giudizi sulla parte che spetta alle autorità competenti in materia di medicina, ma bisognerà pensare che almeno il 50% della capienza dei palazzetti debba essere rispettata. Non abbiamo messo a bilancio le eventuali entrate che deriveranno dalla vendita di biglietti e abbonamenti, anzi abbiamo messo nei costi anche gli steward presenti durante le partire".

Quali sono gli obiettivi per la prossima stagione?

"Divertici insieme al nostro nuovo coach che ha una cattiveria agonistica da allenatore navigato. Gli daremo il tempo di crescere e far crescere la squadra e avrà intorno tanti "contratti biennali" che danno stabilità al progetto tecnico. In due anni, se ci saranno le condizioni, puntiamo a raggiungere il sogno della massima serie. Ci sono tante squadre forti come Cantù, Udine, Torino, Orzinuovi, Verona... la concorrenza sarà molto agguerrita ma noi ci faremo trovare pronti".