Lonnie Walker IV "Non siamo robot": i giocatori del Maccabi non vanno in campo

Lonnie Walker IV "Non siamo robot": i giocatori del Maccabi non vanno in campo
© foto di Maccabi Tel Aviv Twitter

I giocatori dell'Hapoel Jerusalem hanno scelto di non portare in fondo una gara dal rischio altissimo sotto un bombardamento ieri sera. Per stasera la Winner League ha deciso di andare avanti come se nulla fosse, e il Maccabi Tel Aviv dovrebbe andare in campo. Lonnie Walker IV sceglie di rompere il silenzio: non è una questione di tattica o di playoff, ma di esseri umani messi davanti a una realtà che pesa più di qualsiasi palla a due. Il suo messaggio arriva diretto, senza filtri, attraverso una storia Instagram che diventa immediatamente la voce di un gruppo intero. «Siamo profondamente delusi e frustrati dalla decisione della lega di continuare la partita come programmato stasera» scrive il 27enne americano, dando forma a un malessere che non nasce sul parquet ma fuori, nelle ore che hanno preceduto la gara, tra notti insonni e telefonate continue dalle famiglie. «Dopo una notte senza dormire, stress costante, chiamate senza sosta dalle nostre famiglie, incertezza su ciò che accadrà e ricordi di situazioni simili in passato, non ci sentiamo pronti a giocare, né mentalmente né fisicamente» aggiunge, mettendo in fila le ragioni di un disagio che non può essere ignorato.

Poi arriva la frase che diventa simbolo, quasi un manifesto: «Non siamo robot. Siamo esseri umani che affrontano paura, preoccupazione per i nostri cari e una realtà che sta influenzando ogni aspetto delle nostre vite» continua Walker, ricordando a tutti che dietro ogni maglia c’è una persona, non un ingranaggio da mandare in campo a prescindere da tutto. E ancora: «Con così tanta incertezza e una totale mancanza di riposo, scendere in campo non è solo difficile, è pericoloso. Crediamo che la nostra salute, sicurezza e benessere debbano venire prima di tutto» conclude, lasciando poco spazio alle interpretazioni.

La lega, però, tira dritto. Nonostante il caos, nonostante la fuga di molti atleti stranieri, nonostante l’allarme che attraversa il campionato, la decisione è quella di giocare comunque, a porte chiuse, nella Menora Mivtachim Arena, la sfida tra Maccabi e Hapoel Holon prevista per lunedì sera. Una scelta che sembra ignorare il clima, le paure, la fragilità del momento, e che rende ancora più forte il contrasto tra chi deve prendere decisioni e chi deve scendere in campo. Walker, in tutto questo, diventa la voce di un’intera categoria. Non un gesto di ribellione, ma un richiamo alla realtà. Un modo per dire che il basket può aspettare, che la vita no. E in una postseason che si sta trasformando in un percorso a ostacoli, le sue parole restano lì, come un promemoria necessario: prima dei playoff, prima delle serie, prima dei risultati, ci sono le persone.

Redazione Pianetabasket.com
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