Sacrati cancella la Effe e va contro tutti
«La società è viva e continuerà a esistere» dice il patron Gilberto Sacrati appena uscito dallo Studio Magnani di Via Santo Stefano. Ma non scenderà in campo.
L'assemblea straordinaria dura circa un paio d'ore, al tavolo si siederanno a fianco del patron anche l'Avvocato Renato Palumbi e i due consiglieri Guarino e Corbisiero.
«Il Cda si è sciolto» continua Sacrati, «valuteremo come gestire la parte sportiva: si andrà avanti con il settore giovanile mentre in questo momento non è conveniente pensare a una squadra di prima divisione. Un anno di stand-by per ripianare ogni
debito non sposta nulla».
Dunque la Fortitudo Pallacanestro vive nella forma ma non scenderà più in campo come prima squadra. Ai tifosi, che comunque non avrebbero accettato in alcun modo di essere rappresentati da Sacrati, non resta altro che attendere le evoluzioni della Sg che potrebbe riappropriarsi del marchio e cederlo a un'altra realtà sportiva. Oppure sperare in un'istanza fallimentare da parte di tutti i creditori che metterebbe al muro il patron. L'altro nodo cruciale riguarda il mutuo del PalaDozza , la convenzione e il ruolo del Comune. Sacrati fa la voce grossa e afferma di avere in tasca le «prove» sufficienti per intraprendere le dovute azioni legali verso terzi.
Un vero pentolone a sentire le parole del patron, in cui ci finirebbero nomi illustri della storia Fortitudo. Compreso Palumbi.
«Nei verbali delle assemblee e dei consigli di amministrazione non era presente alcuna contestazione o problema. Lavoriamo da oltre un anno per reperire tutti i documenti necessari e ora che abbiamo le prove agiremo per via legale nei confronti delle precedenti amministrazioni Fortitudo.
Stiamo cercando responsabilità oggettive, non è detto che il Comune sia l'unico responsabile». Palumbi? «E' Stato vice presidente...». Martinelli? «Era alla guida prima di me». Seragnoli? «Forse non lui direttamente ma i suoi amministratori, e comunque sulla questione del mutuo si esporranno i miei legali». L'assemblea ordinaria, in scaletta subito dopo presso gli uffici del PalaDozza, verrà poi posticipata: l'avvocato Palumbi, appena uscito dallo Studio Magnani, comunica di avere un malore e
di non poter essere presente.
Così ogni decisione è formalmente rimandata. «Pagherò anche le utenze con il Comune. Ma anche noi gli siamo creditori. Ci sono tante cose che non quadrano e vogliamo chiarezza, come non è detto che non eserciteremo attività all'interno del PalaDozza». E prima di salire sul taxi: «Abbiamo avuto del coraggio. Mettendo 12 milioni di euro nel progetto Fortitudo e
continuando a essere qui ancora oggi». Il patron resta oggi l'unico consigliere della Fortitudo Pallacanestro, orfano della sua tifoseria, senza una squadra da mettere in campo, con una tradizione cestistica dilapidata e mille battaglie legali all'orizzonte. Un bel quadretto.
Elisa Fiocchi