March Madness | La Duke di Dame Sarr avanza a spese della St. John's di Pitino
La notte del Sweet 16 a Est si trasforma in un piccolo romanzo di March Madness, con Duke che deve sudare fino all’ultimo possesso per avere la meglio su una St. John’s coraggiosa e pronta a sfruttare ogni esitazione della testa di serie numero uno, in una partita che cambia volto più volte e che alla fine premia chi ha più risorse nei momenti pesanti. Dentro questa trama si inserisce la figura di Caleb Foster, che rientra dopo venti giorni di stop per una frattura al piede destro e un intervento chirurgico datato inizio marzo, con un minutaggio che sulla carta doveva essere gestito e che invece diventa il cuore pulsante del secondo tempo, quando il suo impatto offensivo ribalta l’inerzia e sorprende lo stesso Jon Scheyer, quasi incredulo di fronte alla capacità del suo esterno di reggere il livello fisico e mentale della sfida.
St. John’s, guidata da Rick Pitino in una storica nuova apparizione al secondo weekend del torneo, non si limita a fare da comparsa e arriva anche a toccare la doppia cifra di vantaggio nella ripresa, spinta da un attacco bilanciato in cui Zuby Ejiofor (17 punti), Bryce Hopkins (15 punti), Dillon Mitchell (13 punti) e Ruben Prey (12 punti) trovano ritmo e fiducia, con quest’ultimo perfetto dall’arco in una serata che sembra poter diventare la vetrina ideale per l’ennesima impresa del veterano di panchina. Proprio quando i Red Storm provano a scappare, Foster (11 punti) decide che è il momento di prendersi la scena e segna su quattro possessi consecutivi, spezzando il parziale avversario e ridando ossigeno a un gruppo che fino a quel momento aveva vissuto soprattutto sulle certezze di Isaiah Evans e Cameron Boozer, protagonisti di una prova da leader offensivi in grado di tenere Duke agganciata al punteggio anche nei frangenti più complicati.
Nella parte finale della gara emerge tutta la struttura di Duke, che sfrutta il dominio a rimbalzo per costruire seconde opportunità e togliere ossigeno all’attacco avversario, costretto a rifugiarsi sempre più sul tiro da tre dopo aver perso un po’ di brillantezza nella circolazione di palla che l’aveva sostenuto per oltre trenta minuti di alto livello. Dall’altra parte Evans continua a trovare canestri pesanti (25 punti) e Boozer aggiunge presenza sotto i tabelloni (22 punti, 10 rimbalzi). Sullo sfondo resta la figura di Scheyer, che in pochi anni ha accompagnato Duke a tre Elite Eight consecutive dopo l’era di Mike Krzyzewski, e che in questa occasione si ritrova a gestire una serata in cui il piano gara deve adattarsi alla realtà di un avversario che non molla ma.
Dall’altra parte Pitino esce sconfitto solo per la seconda volta in carriera a questo livello del torneo, ma lo fa alla guida di un gruppo che ha saputo vincere stagione regolare e torneo della Big East senza mai esplodere internamente, con uno spogliatoio descritto come compatto, privo di tensioni e capace di reggere la pressione di un palcoscenico che mancava da decenni al programma di Queens.
Alla sirena resta la vittoria di Duke che chiude 80-75 dopo aver ribaltato un secondo tempo in salita, si guadagna la sfida con UConn per un posto alle Final Four. Dame Sarr, partito in quintetto, mette insieme 2 punti, 6 rimbalzi, 3 assist e 1 recupero in 26'.