Paradosso NBA: 168 giocatori si sono "infortunati" o hanno riposato ieri sera

11.04.2026 15:50 di  Umberto De Santis  Twitter:    vedi letture
Paradosso NBA: 168 giocatori si sono "infortunati" o hanno riposato ieri sera

Sulla carta, Oklahoma City–Denver avrebbe dovuto essere uno dei grandi appuntamenti di fine regular season: da una parte Shai Gilgeous‑Alexander, MVP in carica, dall’altra Nikola Jokic, tre volte vincitore del premio in una delle ultime occasioni per far vedere in campo chi si merita di essere l'MVP 2026. In realtà nessuno dei due è sceso in campo, e non sono stati gli unici. Venerdì sera quasi tutti i titolari delle due squadre sono rimasti a riposo, fotografia perfetta di ciò che si è visto in tutta la lega nella gara numero 81 della stagione. In totale, ben 168 giocatori erano indisponibili per infortunio o malattia, con Memphis che da sola ne contava 14.

Per Oklahoma City la scelta è stata semplice: i Thunder hanno già blindato il primo posto a Ovest e il miglior record NBA. Mark Daigneault lo ha spiegato chiaramente prima della partita: se la vetta non fosse stata già assicurata, tutti avrebbero giocato. Dopo 80 gare, secondo il coach, la squadra si è guadagnata il diritto di gestire le energie. La situazione di Denver è più complessa. I Nuggets avevano ancora margini di manovra in classifica e Jokic deve disputare un’ulteriore partita per raggiungere il nuovo limite minimo di 65 presenze richiesto per i premi individuali. David Adelman ha parlato di una decisione da prendere “al termine di una conversazione tra adulti”, ma tutto lascia pensare che il serbo sarà in campo domenica contro San Antonio per mantenere l’eleggibilità a MVP e All‑NBA.

Il tema è emerso anche a San Antonio, dove Victor Wembanyama aveva bisogno di raggiungere i 20 minuti per restare nei parametri richiesti. Una volta toccata la soglia, è stato richiamato in panchina, salvo poi convincere lo staff a rientrare. Ha chiuso con 40 punti, 13 rimbalzi e 5 assist in 26 minuti, ammettendo che senza l’obiettivo delle 65 partite probabilmente non avrebbe giocato. Tra calcoli regolamentari, gestione fisica e strategie di classifica, il finale di stagione NBA assomiglia sempre più a una partita a scacchi che a una semplice gara di basket.