Orlando parte meglio ma crolla quando i Sixers aggiustano la mira
L’avvio vede Orlando partire con energia, Noah Penda in quintetto porta fisicità e presenza e i Magic scappano subito con un 12-2 che spiazza Philadelphia. Tyrese Maxey, inizialmente, sembra quasi entrare in partita al contrario, accumulando errori dalla lunga distanza mentre i Sixers faticano a trovare ritmo offensivo. Eppure la squadra di Nick Nurse resta aggrappata al match con un’arma semplice ma efficace: i rimbalzi offensivi, che generano seconde opportunità e permettono a Philadelphia di rientrare pur senza brillare al tiro. Il primo periodo si chiude con Orlando leggermente avanti (28-24) e anche all’intervallo il +1 Magic (54-53) conferma una gara sporca, fatta di poca precisione dall’arco su entrambe le metà campo ma ancora totalmente aperta.
Dopo la pausa, la fotografia della partita cambia in fretta: la cattiva vena al tiro da tre resta un tema per tutti, ma sono i Magic a pagare il conto più salato, tra palloni buttati via e possessi sprecati. Sono proprio quelle palle perse a rimettere in moto Maxey, molto più aggressivo adesso, che sfrutta il campo aperto per far correre Philadelphia e girare l’inerzia a favore dei Sixers già prima dell’ultimo quarto (79-83). Nel periodo decisivo, gli ospiti smettono saggiamente di intestardirsi dall’arco, leggono che il match non si vincerà sul perimetro e cominciano a colpire con scelte più semplici, mentre l’attacco di Orlando va in tilt: Paolo Banchero e compagni restano per lunghi minuti senza canestri dal campo, intrappolati in una serata da 4/29 da tre e 18 palle perse che rende interminabili tutti le 48 minuti delle truppe di Jamahl Mosley. In uno scenario del genere, l’assenza di Franz Wagner pesa come un macigno: manca un riferimento sicuro, un’uscita d’emergenza nei momenti in cui l’attacco si inceppa, e il finale non può che prendere una sola direzione, con i Sixers che controllano fino al +12 conclusivo (91-103).