I Knicks restano padroni del derby con Brooklyn ma soffrono fino all’ultimo
Quattordici derby di fila senza perdere non raccontano solo una supremazia cittadina, ma anche un’abitudine a gestire la pressione che i Knicks hanno costruito nel tempo contro i Nets. Stavolta però il 93-92 non arriva come una delle larghe vittorie di inizio stagione, quando New York aveva inflitto a Brooklyn scarti pesantissimi, addirittura oltre i trenta punti, trasformando il derby in una passerella. L’atmosfera è diversa fin dalla palla a due, perché i Nets si presentano con un livello di energia completamente differente e con la voglia evidente di cancellare quelle sconfitte brucianti, e il Barclays Center capisce subito che la musica potrebbe cambiare spartito. La partita resta viva fino all’ultima azione, e l’equilibrio che si respira per lunghi tratti rende ogni possesso un piccolo esame di maturità per una squadra che, nonostante la striscia aperta e il pesante divario in classifica, non può permettersi di abbassare la guardia nemmeno per un istante.
Il momento simbolo arriva proprio sulla sirena, quando Ben Saraf prova a ribaltare la storia del derby con una preghiera lanciata da metà campo, un tiro che congela il fiato del pubblico per un secondo interminabile prima di spegnersi sul ferro e strozzare l’urlo liberatorio del Barclays. Per arrivare a quel finale, New York aveva dovuto attraversare una prima metà di gara complicata, con un secondo quarto che vede i Knicks scivolare fino al -13 sul 45-32. Il rientro dagli spogliatoi cambia però il tono della serata grazie a un monologo arancione e blu: il 31-15 è un parziale a senso unico, fatto di difesa più aggressiva e transizione più fluida. Questo non è sufficiente per trasformare il derby nell’ennesima vittoria in controllo. La partita ha ancora curve inattese da proporre e non ha alcuna intenzione di chiudersi in anticipo.
Il problema per New York è che i Nets non mollano quando il margine tocca il -14, anzi reagiscono con un 17-0 che ribalta di nuovo l’inerzia e riapre completamente il finale, guidati da un sorprendente Josh Minott che si prende responsabilità e canestri pesanti in un contesto ad alta tensione.
Nel cuore del quarto periodo si accende anche Nolan Traoré, lucido nelle letture e coraggioso nelle scelte, fino a quando il suo percorso viene interrotto dal sesto fallo che lo manda in panchina proprio mentre il derby entra nel suo «money-time» più caldo. Jalen Brunson e Karl-Anthony Towns tengono in piedi i Knicks alternando giocate di personalità a qualche brivido di troppo dalla lunetta, perché i tre errori ai liberi nelle ultimissime battute rischiano seriamente di rimettere in corsa Brooklyn. Alla fine però il tabellone si ferma sul 93-92 e il protagonista resta ancora una volta Towns, dominante a rimbalzo e costante nel trovare punti nei momenti che contano.
Boxscore: 22 Minott, 17 Williams, 11 Traoré per i Nets; 26p+15r Towns, 17 Brunson, 16 Anunoby, 3p+10r Robinson per i Knicks.