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Davide Casarin: «L'EuroLeague un sogno. La NCAA? Magari a 17 anni, ma a 23...»

21.05.2026 18:11 di  Iacopo De Santis  Twitter:    vedi letture
Davide Casarin: «L'EuroLeague un sogno. La NCAA? Magari a 17 anni, ma a 23...»
© foto di Ceretti/Ciamillo

Davide Casarin è stato ospite dell’ultima puntata di Alley Oop, trasmissione in onda ogni martedì dalle 17. Nel corso della lunga chiacchierata, Casarin ha parlato della sorprendente stagione della Vanoli Cremona, del rapporto con coach Gigi Brotto, della chiusura della società lombarda, del futuro tra Eurolega e NCAA e delle esperienze vissute tra Venezia, Verona e Cremona. Il giocatore - come già emerso nelle scorse settimane - con ogni probabilità proseguirà la sua carriera alla Virtus Bologna. 

La stagione della Vanoli Cremona. “La stagione è andata oltre quelle che erano le aspettative. All’inizio ci davano ultimi e questa cosa ci ha dato una carica incredibile, l’abbiamo presa come un boost. Mi ricordo che prima della prima giornata con Venezia il coach ci disse: ‘Adesso abbiamo Venezia, Sassari e Virtus e dobbiamo andare come i cavalli, senza guardarci indietro né se vinciamo né se perdiamo’. Siamo stati un gruppo molto unito, senza guardare troppo social o cose che possono influenzare. Siamo stati equilibrati nel gestire la stagione. Abbiamo avuto alti e bassi, soprattutto dopo le finestre della Nazionale, con la mancata qualificazione alle Final Eight perdendo a Udine e poi la sconfitta di Varese che non ci ha aiutato nella corsa playoff. Però, viste le tante squadre competitive, è stata davvero una bellissima annata, anche perché eravamo molto giovani come gruppo ed è stato divertente”.

Il premio di Most Improved Player in LBA. “Mi sono allenato tantissimo la scorsa estate, mi sono veramente chiuso in palestra, ma secondo me il fattore principale è stata la libertà con cui Gigi Brotto ci ha fatto giocare. Anche tanti miei compagni hanno avuto grandi stagioni, come Giovanni Veronesi o Ousmane N'Diaye. La chiave è stata la serenità mentale che ci dava: se uno sbagliava non aveva paura di essere cambiato o insultato. Lui ci ha dato tranquillità a livello personale e di gruppo. Il premio è merito mio, ma soprattutto dello staff e dei compagni che mi hanno messo nelle condizioni di performare così”. Il rapporto con coach Brotto. “Finalmente ho giocato playmaker, il ruolo che ho sempre fatto in vita mia e che non mi avevano mai fatto fare. Da lì è nata subito fiducia tra me e lui. Mi ha chiesto di essere il playmaker italiano che guidava la squadra, la voce in campo, uno che coordinasse tutti sia offensivamente che difensivamente. Voleva quasi un altro allenatore in campo. Io ho provato a dare direttive ai compagni e a mantenere tutti calmi anche nei momenti di pressione, anche se caratterialmente sono un po’ peperino”.

La chiusura della Vanoli Cremona.
“Quando ho firmato tutti mi dicevano che fosse come una famiglia, ma pensavo fosse la classica frase che si sente ovunque. Invece dal primo giorno ho respirato un’aria diversa, quasi come giocare nelle giovanili. Mi sentivo a casa. Avevamo creato un gruppo speciale non solo tra giocatori, ma con tutto lo staff, i custodi, tutti. Era una realtà che ti faceva vivere il lavoro in modo diverso. È una grande sfortuna che abbia chiuso, ma bisogna ringraziare Aldo Vanoli per 23 anni in cui ha portato in alto il nome della società. È stato come un papà, o un nonno: veniva agli allenamenti, scherzava con noi, organizzava cene. In poco tempo mi ha fatto sentire davvero parte di una famiglia”.

Il sogno Eurolega e il futuro. “Giocare in Eurolega è il sogno che ho da quando ero piccolo. Sto parlando con i miei agenti, vediamo come si svilupperà il mercato. Sarebbe bellissimo perché è il massimo livello europeo, praticamente l’NBA d’Europa”.

L’ipotesi NCAA e il basket americano.
“Vedo tantissimi vantaggi in un’esperienza NCAA. Tolti i soldi, che non devono essere la priorità per un giovane, vivi un’esperienza incredibile, hai strutture pazzesche e una visibilità enorme. Per un ragazzo giovane può essere anche più semplice rispetto ad andare subito in Serie A o in A2. Tornassi indietro magari lo farei anch’io a 17 anni. Lo svantaggio è che lì si gioca un basket molto diverso, più uno contro uno e transizione, mentre le basi europee sono difficili da trovare negli Stati Uniti”.

Le offerte NCAA anche a 23 anni. “Ho avuto offerte anche quest’anno e per il prossimo. Sto valutando, ma a 23 anni devi trovare il posto giusto: allenatore giusto, ruolo giusto, minutaggio giusto. Basta poco per ritrovarsi dietro ad americani super atletici e non giocare più”. I trofei vinti tra Venezia e Verona. “Lo scudetto con Venezia è stato incredibile perché vincerlo nella propria città ha un significato speciale. La Coppa Italia la ricordo perché nello stesso giorno ho vinto l’Under 18 e poi la Serie A con la prima squadra. Però il trofeo a cui sono più legato è la Serie A2 vinta con Verona: lì ero protagonista, giocavo minuti importanti. Venivo da un periodo difficile a Treviso, sono uscito ancora una volta dalla comfort zone e abbiamo vinto. Quello lo sento davvero mio”.

Spotify: https://open.spotify.com/episode/1Kz3apnrJdnTH8q86vjIy5?si=49q78klWRQKblUZdzJrJYA

YouTube: https://www.youtube.com/live/cUYz_2bnYG4?si=00SPof3S_iQcPzVY

Iacopo  De Santis
autore
Editore di Pianeta Basket, 26 anni. Sempre connesso con il mondo della palla a spicchi con focus su notizie e analisi.