Cantù-Varese: rivalità, aneddoti verso il derby numero 150 della storia
Il derby numero 150 tra Pallacanestro Varese e Pallacanestro Cantù, di scena a Desio, non è mai una partita come le altre. È il capitolo più recente di una grande rivalità, storia della pallacanestro italiana. Sul parquet e sugli spalti la tensione si è spesso tradotta in episodi storici, dalle trasferte vietate per anni alla famosa sospensione del match al Pianella nel 1999 a causa delle intemperanze del pubblico. Su questa falsariga, anche se meno violenta, Toto Bulgheroni, presidente di Varese, ricorda come in un basket dei tempi che furono «Sergio Marelli si divertiva, quale souvenir della sfida, a lasciare sottosopra (eufemismo, ndr) lo spogliatoio della palestra Parini».
La storia di questo scontro è costellata di ribaltoni e sgambetti memorabili che hanno fatto la gioia e la disperazione delle rispettive tifoserie. Una vecchia gloria varesina come Aldo Ossola ricorda bene la stagione 1968-1969, quando i pronostici della vigilia vennero clamorosamente smentiti: «I canturini erano campioni d'Italia, mentre noi eravamo accreditati per la retrocessione. Il debutto nell'annata fu proprio sul suo campo: vincemmo per 54-49, primo passo verso un inatteso scudetto». Sulla sponda canturina, il numero 1 del club Roberto Allievi rievoca invece un dispetto europeo, celebrando «il successo del 1975, conseguito al Pianella. Non solo: Varese organizzò la Coppa Intercontinentale, coinvolgendoci come seconda sede. Immaginava di far un sol boccone di tutti, invece il trofeo fu nostro grazie alla fondamentale vittoria contro il Real Madrid a Cucciago».
Oltre al campo, sono i personalismi e gli sfottò a mantenere viva la fiamma della rivalità. Basti pensare ai due fratelli fisioterapisti, Sandro (Varese) e Terenzio Galleani (Cantù), che a ogni derby si giocavano una cena pagata dal perdente, o agli sberleffi aerei che hanno accompagnato le retrocessioni delle due squadre. Dopo la caduta di Cantù in A2 nel 2021 (arrivata proprio per mano di Varese), il ritorno nella massima serie nel 2025 è stato accolto dai cugini con un ironico: «Bentornati, ci eravamo preoccupati». Una figura capace di unire e dividere le due piazze è stata Carlo "Charlie" Recalcati, icona di Cantù ma capace di vincere il decimo scudetto da allenatore di Varese. È proprio Recalcati a regalare memorie inestimabili: «Il mio debutto in A avvenne nella Palestra XXV Aprile dove giocava la Ignis: c'era da restare intimoriti; il primo derby da allenatore varesino lo persi e il giornale locale, visto che da anni la squadra non lo perdeva, titolò "Ci voleva un canturino per perdere"». Aggiunge poi un clamoroso retroscena di mercato finora inedito: «Quando cessò la sponsorizzazione Oransoda, ero praticamente già stato ceduto a Varese: avevo parlato pure con Aza Nikolic circa il mio impiego. Poi Allievi si accordò con la Forst e bloccò tutto».
Oggi, al traguardo della centocinquantesima sfida, la situazione sportiva vede le due compagini inseguire obiettivi differenti, ma ugualmente cruciali. Cantù è in piena lotta per la salvezza (soprattutto in volata con Sassari e Treviso) con un bottino di 8 vittorie e 17 sconfitte. Varese, dal canto suo, è in corsa per agguantare l'ultimo posto utile per i playoff, potendo contare su 11 successi e 14 ko. Tuttavia, quando la palla a due si alzerà alle ore 19, i numeri della classifica lasceranno il posto a un'unica grande verità: in palio c'è la supremazia in uno dei derby più storici e sentiti d'Italia.