Cantù: per i playoff servono allenamenti e... snooker

16.04.2019 00:08 di Paolo Corio Twitter:    Vedi letture
Gaines duella con Haynes
Gaines duella con Haynes

Impegnata a ritessere le fila sul territorio e non solo, Cantù è tra i club più eclettici del momento. Così, mentre gli instancabili Davide Marson, Antonio Biella & Co. si spendono tra convegni, cene dei Rotary e altri eventi per trovare sempre più marchi con i quali percorrere i chilometri della “Road to the Future”, la squadra può essere immortalata mentre è impegnata ai tavoli con i ragazzi di PizzAut oppure è in visita alle Gallerie d’Italia dello storico sponsor Intesa San Paolo per una mostra sul Romanticismo o ancora sta partecipando al recentissimo Salone del Mobile di Milano. Per rimanere in linea con tanta poliedricità, ecco allora che ci viene da suggerire a coach Nicola Brienza di puntare ai playoff combinando gli allenamenti con qualche sfida a snooker, disciplina che abitua a esserci su ogni colpo, a mettere la palla in buca sempre e comunque. Ma andrebbe bene anche un biliardo all’italiana, dove si può comunque imparare a evitare quelle “bevute” di punti come quella innescata da Parrillo con il “tamponamento” su Mike James dal quale è nato il gioco da 6 che ha di fatto cambiato nell’ultima frazione l’inerzia al Forum contro l’Olimpia Milano (da 75-80 a 81-80 per l’Armani).

Sia chiaro: nessun rimprovero verso l’ottimo Sasà, vera bandiera canturina di queste ultime e soffertissime stagioni. E’ solo che quell’episodio, del tutto accidentale, è l’emblema di quello che sta frenando l’Acqua San Bernardo nella corsa finale ai playoff: disattenzioni di una frazione di secondo che però risultano letali al suono della sirena. Proprio come accaduto nell’ultimo turno contro la Reyer Venezia, in cui è mancata la stoccata decisiva di Gaines sull’ultima coppia di liberi come la freddezza di tutti per commettere fallo su De Nicolao prima che armasse la mano di Daye per la tripla del pareggio prima e della vittoria all’overtime poi. E anche nel successo su Brescia dell’ultima uscita al PalaDesio Cantù ha rischiato di bruciarsi le ali per i troppi errori in cui bastava davvero solo spingere la biglia in buca. Senza quelli, i brianzoli avrebbero condotto per tutto il match con almeno 10 punti di vantaggio anziché doversela giocare fino in fondo. O meglio, giusto per restare in tema biliardo, fino al colpo di sponda di Gaines che con l’aiuto del tabellone è riuscito a trovare il canestro più fallo che è valso il decisivo allungo sul 77-72 a un giro di lancetta dalla fine.

Dal momento che il basket è uno sport di errori, inutile comunque piangere su quelli commessi contro le prime due della classe. Ma se Cantù vuole davvero cercare di far parte delle prime otto, esserci con la testa per tutti i 40 minuti è una condizione non necessaria, ma indispensabile a partire dal derby contro Varese. La qualità c’è (anche se nelle ultime uscite è purtroppo venuta meno quella di Carr), l’intensità difensiva pure (a partire dagli italiani La Torre, Parrillo e Tassone), l’atletismo è stato incrementato dalla crescita di Stone, la concentrazione va invece cercata e mantenuta a ogni azione. Proprio come insegna lo snooker.

Paolo Corio