Napoli dice addio al PalArgento

17.02.2010 10:28 di Matteo Marrello  articolo letto 2992 volte
Fonte: Cronache di Napoli
Quel che resta del PalArgento
Quel che resta del PalArgento

Per completare il quadro manca solo il semaforo verde istituzionale. Poi, lo scandalo chiamato Mario Argento vivrà il suo ultimo mortificante capitolo, degna conclusione di una storia di ordinario scempio napoletano durata 12 anni e un mare di soldi persi nel 'buco nero' della burocrazia. Il megahotel a cinque stelle si farà nell'area dove oggi sorgono, preda dell'incuria e del degrado, le rovine di quella che una volta era la 'casa del basket napoletano'. Il consorzio di imprenditori privati (una cordata di imprenditori tra cui il presidente del Napoli De Laurentiis, ma anche le imprese Vianini, Fiore, Brancaccio, Manutencoop e Pizzarotti.) realizzerà una struttura d'elite con tanto di centro benessere. Un'opera che è il fiore all'occhiello del Pua, Piano urbanistico attuativo, una variante al piano regolatore, destinata a cambiare volto alla zona flegrea con un restyling che coinvolge Fuorigrotta ma anche Bagnoli sino alla base Nato, passando per Viale Giochi del Mediterraneo. Un piano ambizioso di trasformazioni urbanistiche da realizzare attraverso il project financing, ossia l'opera di privati, e che prevede alberghi di lusso, centri congressi, parcheggi, ristoranti, allacciandosi con la stazione della metropolitana che sarà realizzata dove oggi sorge il PalaBarbuto. In questo piano, ambizioso ma al profumo di business, non c'è spazio per il Palargento. E considerato che pure il PalaBarbuto, attualmente l'unico impianto di basket di un certo livello in città, verrà 'smontato' e spostato altrove, la conclusione è semplice e amara: a Napoli il basket è uno sport che non interessa a nessuno. E visto che non c'è una squadra vera che ne possa difendere i colori, non serve un impianto per questo sport. SPIRAGLIO Considerazioni negative dietro cui s'intravede però uno spiraglio di luce. Anche se nel Pua non è stata inserita né stralciata l'ormai celeberrima delibera per il project financing del Mario Argento, nello stesso ci sarebbe però un progetto, attualmente ancora in fase embrionale, relativo alla costruzione di un palasport sull'area dove attualmente sorgono i campi da tennis gestiti dalla Fit. Quel suolo, storicamente utilizzato per lo sport delle racchette, è in realtà di proprietà del Comune, che potrebbe sottrarre quei suoli per utilizzarli in maniera diversa. E visto che al posto del Palargento sorgerà il megahotel e che la metropolitana si fermerà proprio dove oggi c'è il PalaBarbuto, ecco che quello spazio, peraltro limitato ma comunque utilizzato per una disciplina sportiva, potrebbe ospitare il nuovo palasport di Napoli. Intendiamoci: sottrarre spazi ad uno sport che a Napoli ha una tradizione salda non è certamente positiva, tanto più che un palasport realizzato su quell'area non potrebbe essere certo uguale, per capienza e per strutture, ad un Palargento rimesso in sesto. Insomma, una magra consolazione, una sorta di 'contentino' per le polemiche probabili che la scelta di 'cancellare' il Palargento potrebbe suscitare. SCANDALO Resta lo scempio di una struttura chiusa ormai da oltre 10 anni (il 6 giugno 2010 saranno esattamente 12), promessa più volte alla città ma alla fine diventata una chimera, il simbolo stesso dell'incuria e dell'ignavia della pubblica amministrazione, passato tra ristrutturazioni faraoniche annunciate e poi avviate ma mai portate a termine, spesso fermate da pastoie burocratiche, cambi normativi, rimpiattini politici. Una grana che alla fine si è risolta nella maniera peggiore ma, paradossalmente, più semplice, ossia evitando di risolvere il problema. E cancellandolo per sempre da una città che non ha più memoria.
Marcello Altamura