Denegri e Marini fanno gli americani, Copeland e Francis no. Brindisi sconfitta
Nell’anticipo della semifinale di Coppa Italia che si giocherà la settimana prossima al PalaFlaminio, la partita tra Rimini e Brindisi aveva significati profondi per entrambe le squadre, in cerca di risposte dopo tre settimane in cui si è giocato decisamente poco rispetto ai ritmi nevrotici del campionato di A2. Da una parte Rimini che ha preso la decisione forte di mettere fuori squadra Gerald Robinson, dall’altra Brindisi, reduce da tre vittorie consecutive che l’avevano proiettata in testa alla classifica. Il match si è concluso con la vittoria per 84-70 per Rimini, che ribalta così anche la differenza canestri negli scontri diretti e dimostra che il coraggio di prendere decisioni forti in certi casi paga. Dall’altra parte la Valtur Brindisi dimostra di essere sempre la solita squadra, schiacciasassi in casa, ma timida e confusionaria in trasferta. La vittoria di Forlì aveva fatto sperare che molti giocatori, Francis su tutti, si fossero tolti la classica scimmia dalla spalla, ma si è dimostrata essere un fuoco di paglia forse più dovuto alle importanti assenza dei forlivesi, pche a una ritrovata linfa dei pugliesi fuori dalle mura del PalaPentassuglia. Brindisi paga ancora momenti di black-out in cui prende dei parziali che la fanno andare in doppia cifra di svantaggio e che poi non riesce mai a recuperare del tutto pur rimanendo sempre attaccata alla partita. È ormai lo spartito che la squadra di Bucchi è abituata a suonare in trasferta e, a questo punto della stagione, risulta davvero difficile pensare che qualcosa possa cambiare. Adesso per Brindisi la priorità deve essere quella di mantenere il secondo posto, perché nei playoff il livello si alza ancora di più, così come l’aggressività delle difese e l’intensità di gioco, e, con questo atteggiamento, sarà davvero difficile riuscire a vincere qualche partita fuori dalle mura amiche.
LA PARTITA - Il livello fisico messo in campo è stato sicuramente degno di una partita di tale importanza e che i due punti in palio fossero fondamentali per entrambe le squadra, lo si è capito sin dalle battute iniziali con le squadre contratte e con diverse difficoltà a fare canestro. L’obiettivo da ambo le parti era quello di non concedere canestri facili, passando sempre sopra ogni blocco sul pick’n roll e cercando il gioco in post per generare vantaggi. Questo all’inizio ha favorito Brindisi che ha trovato buone soluzioni in post soprattutto con Radonijc, ma alla lunga il gioco è stato ben compreso e arginato da coach Dell’Agnello. Dall’altro lato del campo invece Rimini ha avuto parecchie difficoltà negli attacchi a difesa schierata, nonostante i numerosi extra possessi concessi dai lunghi brindisini. La svolta della partita si è avuta in chiusura di secondo quarto, quando per la prima volta Rimini, complice alcuni attacchi decisamente rivedibili da parte di Brindisi, è riuscita a correre e ha piazzato il parziale decisivo, andando in doppia cifra di vantaggio. La difesa in transizione è l’anello debole di Brindisi sin dalla partita di andata contro Forlì e ormai i coach avversari hanno imparato a cavalcarla nei momenti in cui l’attacco pugliese va fuori giri e si affida a giocate con poco QI. Bucchi ha provato a metterci la proverbiale pezza chiamando due time out nel giro di un paio di minuti, provando anche a inserire Mabor Dut Biar per aumentare la presenza sottocanestro e limitare lo strapotere fisico di Camara. Tentativo respinto con perdite. Il secondo tempo è stato una continua ricorsa di Brindisi, che, come sempre, resta sempre attaccata alla partita, si avvicina nel punteggio, dà anche l’impressione di avere il pallino del gioco in mano, ma poi quando si arriva al dunque ricade sempre nei soliti errori. Così ieri, una volta arrivata sul -4 e con l’inerzia della partita tutta nelle sue mani, ecco che Copeland decide di giocare uno contro tutti, azzardando due penetrazioni senza alcun senso provocando le due palle perse che, in un amen, hanno poi portato Rimini nuovamente sul +11. Il finale di partita è stato molto semplice da analizzare. Da una parte c’erano gli americani di di Brindisi che tiravano mattonate dai 6.75, all’altra Tomassini che gestiva l’attacco di Rimini regalando cioccolatini a Camara e Ogden.
ACCANIMENTO TERAPEUTICO - È un luogo comune pensare che le partite punto a punto le vincano gli americani con il proprio talento. O meglio, potrebbe anche succedere, ma quando si ha di fronte una difesa fisica, ben schierata e di vecchi volponi della categoria, gli americani devono avere un talento smisurato per farlo. Devono innanzitutto leggere bene il lato da cui attaccare, devono forzare un cambio difensivo e solo allora possono crearsi il tiro. Del resto è quello che ha fatto Francis a Forlì così come a Roseto, ma gli avversari erano anche di un tenore diverso. Contro Rimini questo non si può fare, o almeno non si può fare con gli americani che ha Brindisi in questo momento. Copeland ha segnato 22 punti ed è l’ennesima volta in cui il tabellino è estremamente bugiardo rispetto a quanto si è visto in campo. Ha tirato 6/17 dal campo, ha forzato conclusioni in modo scriteriato e, quando uno come Cinciarini alza le braccia già nel secondo quarto perché si attacca in modo solista e incomprensibile, vuole dire che c’è qualcosa che non va. Dall’altra parte Francis, decisivo a Forlì, ma un pulcino bagnato ieri con uno 0/6 dal campo in soli 13 minuti che la dicono lunga sull’impatto che ha questo giocatore. Brindisi ha sbagliato gli americani, è una cosa ormai evidente da diverse settimane se non mesi e continuare su questa strada nonostante i tanti segnali e un mercato dell’A2 in fermento come mai quest’anno può essere definito in un solo modo: Accanimento terapeutico.
IL CORAGGIO DELLE SCELTE - Rimini ha iniziato la stagione zoppicando, senza trovare la giusta chimica di squadra nonostante un mercato faraonico. Poi, nelle settimane in cui Robinson è stato assente per infortunio, ha trovato la quadra giocando con Denegri play. Ha sostanzialmente capito che i veri americani li aveva già in squadra (Marini e lo stesso Denegri) e ha inserito uno stranieri di complemento come Alipiev, in uscita da Mestre e preso per pochi spiccioli. Ha inanellato 8 vittorie in nove partite, fino al rientro di Robinson quando è ripiombata nei dubbi di inizio stagione. A questo punto ha avuto il coraggio di prendere una decisione forte: mettere fuori squadra Robinson e dare più responsabilità agli italiani. Brindisi questo coraggio non l’ha avuto. Una volta confermato Cinciarini, la società avrebbe dovuto prendere una decisione sugli americani perché evidentemente uno tra Francis e Copeland era di troppo. Invece si è scelto di provarci, e inevitabilmente di sbatterci la faccia a ogni trasferta, mentre fuori squadra c’è rimasto Maspero che, quando chiamato in causa, non ha mai sfigurato. Dopo una partita come quella di ieri parlare di percentuali è anche riduttivo e semplicistico. Se da una parte è vero che i numeri dicono tanto, al tempo stesso si può dire che Rimini ha segnato di più perché ha costruito tiri migliori. È vero che Marini ha segnato una tripla da campione nel momento decisivo, ma al tempo stesso c’è tutta la differenza del mondo tra un tripla di Ogden in punta con metri di spazio, e quelle che si prende Copeland fuori ritmo e senza alcun senso all’interno del gioco offensivo. Se i tuoi americani tirano per l’ennesima volta 3/13 da tre qualche domanda è il caso di farsela.
ORA LA COPPA - Il prossimo weekend si tornerà qui a Rimini per la Final Four di Coppa Italia con Rimini e Brindisi che torneranno a incrociarsi sul parquet. Pur non garantendo nulla ai fini della promozione, la coppa resta innanzitutto un trofeo da vincere e soprattutto un appuntamento importante per iniziare a testare partite da playoff. La Valtur Brindisi l’ha già vinta nella stagione 2011/12, l’anno che poi culminò con la promozione in serie A passando da playoff. Anche quell’anno c’era Piero Bucchi in panchina e anche quell’anno la squadra la squadra era sempre nei posti di vertice, ma tendeva a zoppicare in trasferta. La svolta fu la vittoria della coppa e sostituire la guardia americana poco prima dei playoff (Gibson al posto di Harper). Chissà che la storia non si ripeta.