La svolta nasce dalla sua scelta di attaccare senza tregua James Harden, bersaglio costante di ogni possesso decisivo nel quarto periodo. Da lì prende forma un parziale di 18-1 che riapre una gara che sembrava congelata, con i Knicks che ritrovano energia e convinzione mentre i Cavaliers iniziano a smarrire certezze. Brunson firma anche il canestro del 101-101 a 19,0" dalla fine dei regolamentari, il colpo che manda tutti all’overtime e fa esplodere il Garden in un boato quasi liberatorio. Prima ancora, nello spogliatoio, il messaggio interno era stato semplice: chiudere forte per portare qualcosa in dote a gara 2, anche nell’ipotesi di una sconfitta all’esordio.
L’overtime invece diventa un’estensione dell’onda tellurica creata nel quarto periodo, con New York che apre il supplementare con un 9-0 che travolge definitivamente Cleveland. Il pubblico balla e urla tra i corridoi del Garden, mentre i Knicks si portano a tre vittorie di distanza dall'ultima apparizione alle Finals dal 1999, un traguardo che in città ha un valore quasi simbolico. Mikal Bridges aggiunge 18 punti in una serata di sostanza, mentre tre giocatori chiudono a quota 13, tra cui OG Anunoby, che trova ritmo solo nel finale dopo una gara complicata al rientro dalla distrazione al bicipite femorale destro.
Dall’altra parte Donovan Mitchell ne mette 29 e prova a tenere in piedi i Cavaliers, che però crollano nel momento chiave venendo travolti 44-11 dopo il massimo vantaggio sul 93-71.
Il paradosso è che i Knicks arrivavano a gara 1 con numeri da schiacciasassi, dopo aver dominato Atlanta e Philadelphia con un margine complessivo di 194 punti nelle prime dieci gare di playoff, record assoluto per una partenza di postseason. La lunga pausa dal 10 maggio, giorno della chiusura dello sweep sui 76ers, aveva però tolto fluidità all’attacco, con New York ferma a 4/23 dall’arco dopo tre quarti e un avvio di quarto periodo da incubo.
Un anno fa, nello stesso palcoscenico delle finali di Conference, i Knicks avevano sprecato un +14 nei minuti finali contro Indiana, perdendo poi all’overtime gara 1 e lasciando cicatrici profonde nella memoria del gruppo. Stavolta la storia prende una piega opposta: la rimonta da -22 è tra le più grandi dell’ultimo trentennio di playoff, in scia solo al -24 recuperato dai Clippers contro Memphis nel 2012, e si aggiunge alle tre rimonte da -20 già firmate da New York nella scorsa postseason, mentre Cleveland si consola solo con la doppia doppia da 15 punti e 14 rimbalzi di Evan Mobley e con una serata amara per Harden, fermo a 15 punti con 1/8 da tre e più palle perse che canestri dal campo.