Il "cattivo" Dillon Brooks provoca: “Volevo i Warriors” per una sfida high voltage
I Phoenix Suns avrebbero preferito essere già ai playoff, ma dopo la sconfitta contro Portland il destino li ha portati alla seconda partita di play‑in. E, tra Warriors e Clippers, Dillon Brooks non ha avuto dubbi su chi volesse affrontare: «(L’avversario) è importante per alcune persone come me. Io volevo affrontare i Warriors, ma penso che eravamo pronti per entrambe. Ora che so che sono i Warriors, è un buon trampolino per noi.»
Alla domanda sul perché preferisse Golden State, Brooks è stato altrettanto diretto: «Steph e Draymond. E Steve Kerr.»
Un riferimento chiarissimo al suo lungo passato di rivalità con i californiani, iniziato ai tempi di Memphis e proseguito a Houston. Il momento più ricordato resta il fallo duro su Gary Payton II nei playoff 2022, episodio che aveva scatenato la furia di Steve Kerr. Il coach dei Warriors, infatti, aveva dichiarato: «È un ragazzo che ha rotto il gomito a Gary [Payton II] durante i playoff con un colpo alla testa, uno dei colpi più sporchi che abbia mai visto. Non è che non ci siano precedenti. Sono lì, sotto i loro occhi. Devono solo guardare. Non vedo l’utilità dei replay se non espelli qualcuno che ha letteralmente colpito un altro giocatore.»
Una sfida che promette scintille.
Brooks sa bene che il play‑in sarà una battaglia fisica e mentale. I Suns dovranno contestare ogni tiro, alzare l’intensità e provare a togliere ritmo proprio a Stephen Curry, il bersaglio preferito delle sue provocazioni. E anche qui l’ala non si è nascosta: «È uno dei migliori giocatori della storia. È lui che vogliamo affrontare in una partita a eliminazione diretta. È un buon duello per noi.»
Secondo Brooks, Golden State gioca un basket molto più dinamico rispetto ai Clippers, e l’obiettivo dei Suns sarà quello di “forzarli a giocare in isolamento”.
Tutto in una partita, è la funzione del play-in.
In palio c’è un posto ai playoff per sfidare il campione in carica, Oklahoma City Thunder. Brooks, però, non sembra intimorito dalla pressione: «È vincere o andare a casa, una delle due. Immagino che questo crei una pressione in più, ma ho giocato questo tipo di partite per tutta la vita, al college, al liceo, in NBA, quindi sai, segui la tua routine e, a questo punto, che succeda quel che succeda.»