Inaugurato a Bologna il MUBIT, Museo del Basket Italiano. Storie, identità ed emozioni condivise
C’è un momento, prima ancora dei discorsi e dei tagli del nastro, in cui il tempo sembra fermarsi. Giorni in cui il tempo non scorre, ma preferisce raccontarsi. Si ferma, si guarda indietro con orgoglio, riconosce le proprie radici. L’inaugurazione del MUBIT è cominciata così, nel segno della memoria più profonda, col dovuto omaggio a Oscar Schmidt: un nome che è storia, identità, emozione condivisa. Un’assenza che si è fatta presenza, nel silenzio e poi nell’applauso carico di emozioni che ha unito tutti i presenti nel ricordo di Mano Santa.
Dentro il PalaDozza, il passato e il presente si sono seduti uno accanto all’altro. Achille Canna, icona senza tempo di Bologna e del basket italiano, e con lui tanti Azzurri e tante Azzurre di ieri e di oggi: volti, storie, vittorie, cicatrici, cadute. Un patrimonio umano prima ancora che sportivo, che attraversa le generazioni e che da oggi ha trovato nel MUBIT una casa. Il luogo in cui custodire e raccontare ciò che siamo stati, ciò che continuiamo a essere e ciò che vogliamo rappresentare in futuro.
E fuori dal PalaDozza, in controluce, il futuro della nostra pallacanestro ha preso forma nei gesti più semplici. I bambini del Minibasket che giocano, ridono, inseguono un pallone senza sapere che, in quel momento, stanno già scrivendo le prime righe della loro storia. È in quell’immagine che tutto si tiene e trova un senso: è lì che il cerchio si chiude e riparte: dalle origini al futuro, passando per ogni gesto, ogni maglia, ogni emozione che il Museo del Basket italiano da oggi custodirà. Il MUBIT nasce così: dalle fondamenta del basket italiano e con lo sguardo rivolto lontano, verso tutto ciò che deve ancora accadere.
Nella conferenza stampa che ha preceduto il taglio del nastro hanno preso la parola il sindaco di Bologna Matteo Lepore, il presidente FIP Giovanni Petrucci, il presidente di Fondazione Bologna Welcome Daniele Ravaglia e l‘assessora allo sport della Regione Emilia Romagna Roberta Frisoni, insieme al delegato per la FIP al Museo Stefano Tedeschi.
“E’ stato un parto lungo – ha spiegato il primo cittadino di Bologna – ma oggi finalmente possiamo inaugurare un luogo speciale, che intendiamo riempire di eventi e di momenti speciali. Ringrazio chi ha creduto in noi e chi ha lavorato insieme a noi in tutti questi anni”.
Daniele Ravaglia ha sottolineato il respiro internazionale di Bologna: “E’ una città intrisa di basket e che ospita migliaia di turisti stranieri: il Mubit entrerà a far parte del percorso di chi visita il centro storico e sarà al centro del nostro calendario di eventi culturali, non solo sportivi. Grazie a chi ha reso possibile tutto ciò”.
Il presidente di LBA Maurizio Gherardini ha ribadito l’importanza di luoghi come il Mubit: “Il basket vive di emozioni e il Museo che sta per essere inaugurato certamente ci aiuterà a sviluppare una legacy con le generazioni presenti e future. Mi sono emozionato a rivedere tanti protagonisti e tante protagoniste della pallacanestro italiana, credo che succederà anche a tutti coloro che da oggi varcheranno la porta del Mubit”.
Ha chiuso gli interventi il presidente della FIP Giovanni Petrucci: “Il Sindaco Lepore deve essere orgoglioso: anni fa abbiamo avviato una collaborazione straordinaria e oggi consegna alla città un Museo che poco ha da invidiare ai luoghi che celebrano le squadre più forti del mondo. Mi basta dare un’occhiata al parterre del PalaDozza oggi, ci sono personaggi incredibili della nostra pallacanestro, del passato e del presente, e ritrovarli tutti qui mi rende particolarmente felice”.