Valtur Brindisi: tra società e pubblico qualcosa si è rotto

13.04.2026 08:01 di  Michele Longo  Twitter:    vedi letture
Valtur Brindisi: tra società e pubblico qualcosa si è rotto
© foto di Fortitudo Pallacanestro

Tanto tuonò che alla fine piovve. La Valtur Brindisi viene sconfitta in casa dalla Fortitudo Bologna e perde partita e il terzo posto, dopo aver lasciato il secondo sul campo di Scafati meno di una settimana fa. A fine partita va in scena la contestazione del pubblico brindisino, con scene poco edificanti tra cui Copeland che manda a quel paese la tifoseria, e il GM Tullio Marino che non gradisce i fischi. A poco servono le dichiarazioni del presidente Nando Marino, che annuncia movimenti di mercato in vista dei playoff. La frattura tra tifosi e società si è ormai aperta e solo il tempo dirà se sarà sanabile o no. La contestazione però non è figlia di una sola partita persa, sarebbe ingrato con una squadra che è comunque al quarto posto in un campionato difficile come quello dell’A2, ma è un malessere generale, che cova da tempo e che è sempre stato tenuto a bada dall’amore incontrastato che Brindisi ha per la sua squadra di pallacanestro. Un amore che è passato sopra una dolorosa retrocessione e un campionato anonimo di A2, ma non è riuscito a rimanere silente dopo un campionato che, come ha dimostrato la rimonta di Scafati, poteva essere vinto se solo si fosse avuto un po’ più di coraggio nelle scelte. Un’occasione persa che non si sa se e quando ricapiterà e che lascia tutti con l’amaro in bocca, anche se la stagione non è assolutamente finita e ci sono dei playoff da giocare per sperare nella promozione. 

UN MALESSERE CHE PARTE DAL LONTANO - L’inizio è senza ombra di dubbio l’estate del 2024 con Simone Giofrè e Frank Vitucci che lasciano il sodalizio brindisino e si accasano a Treviso. Paolo Galbiati, promesso sposo e in procinto di firmare con Brindisi, viene abbandonato per seguire il grande sogno Luca Banchi. L’attuale coach di Italbasket passa dall’essere l’allenatore di Brindisi a declinare l’offerta nel giro di poche ore (si, Banchi è stato davvero a un passo dall’essere l’allenatore di Brindisi). Così Nando Marino si trova senza allenatore, senza DS, segue il suo istinto e decide di affidare la panchina a Fabio Corbani, vice di Vitucci nella stagione precedente. Per il ruolo di DS la scelta cade su Leo DeRycke, persona sicuramente capace, lavoratore serio ed affidabile, che però manca di carisma e non riesce ad imporre le proprie scelte all’allenatore. Brindisi retrocede al termine di una stagione disgraziata e si affida a Piero Bucchi, unica persona forse in grado di ridare fiducia a un ambiente depresso e già capace di compiere un miracolo in città. L’anno scorso è difficile dare colpe a qualcuno: una squadra completamente da rifare, un nucleo di italiani da costruire da zero in un mercato difficile e anche poco conosciuto. La stagione si conclude con una serie playoff gagliarda, in cui dei ragazzini terribili e con poca esperienza danno del filo da torcere alla corazzata Rimini e si arrendono solo in gara 5, riconquistando il pubblico e la passione della città. Ed è così che si arriva all’estate scorsa, quando neanche il più pessimista avrebbe mai potuto pensare che si potesse concludere con una contestazione. 

POCO CORAGGIO - Partiamo da un assunto fondamentale. Che Nando Marino non voglia la promozione, come qualcuno millanta in giro e sui social, è una castroneria che più che a parole viene smentita dai fatti. Il presidente, nei limiti delle disponibilità economiche del club, i soldi li ha sempre messi e non ha mai lesinato il fare ricorso a extrabudget quando è stato necessario. Al massimo si può discutere se questi soldi siano stati spesi bene e cosa poteva essere fatto per spenderli meglio. Il mercato estivo ha visto la costruzione di una pattuglia italiani di primissima scelta. Esposito, Miani, Mouaha, Maspero, Vildera, Cinciarini sono giocatori che non costano di certo poco e sono nell’élite del campionato. Si può discutere sul carattere, ma non di certo sul talento e sul fatto che fossero tra i top nei rispettivi ruoli. I problemi vengono quando si deve guardare al mercato estero, in quanto Brindisi ha dovuto scegliere 4 americani da quando in A2 e li ha sbagliati tutti e 4. Che Bryon Allen era caratterialmente poco affidabile era chiaro solo dal curriculum, così come si sapeva che Copeland era un giocatore senza dubbio forte, ma estremamente lunatico e per nulla di sistema. Era francamente irrealistico pensare che potesse cambiare il suo modo di essere e di giocare a quasi 30 anni. Che affidare le chiavi della squadra a Francis fosse un azzardo era altrettanto chiaro, dato che il suo talento si era visto solo per poche partite lo scorso anno a Vigevano in una situazione in cui gli si chiedeva semplicemente di prendere palla e tirare qualsiasi cosa gli passasse tra le mani. L’infortunio poi lo ha messo ai box per tutta la prima parte di stagione e la società, giusto per rispondere a chi pensa che non si voglia tornare in A, ha deciso di ingaggiare un play di primissima fascia come Andrea Cinciarini. Qui sono iniziati i problemi. Era chiaro sin dall’inizio che un play come Cinciarini non avrebbe mai potuto giocare insieme a Francis e che il suo ingaggio doveva comportare una profonda rivisitazione degli equilibri nel roster. Dati anche i limiti agli ingaggi di extracomunitari, si è scelto di attendere Francis e provarli insieme, ma, già alla fine del girone di andata era evidente che qualcosa non andava e Brindisi era una squadra senza equilibrio. Tre giocatori che hanno bisogno di avere la palla nelle mani, nessuno che attacca il ferro, lunghi poco serviti e grande confusione con Cinciarini, Francis e Copeland contemporaneamente in campo. Questo è stato il momento in cui la frattura ha iniziato ad essere evidente. Il fallimento di Bergamo e tutte le occasioni di mercato mancate, D’Angelo Harrison su tutte, hanno poi acuito il malumore sfociato nel post partita di ieri. Bisogna allora chiedersi perché questo roster non è stato aggiustato nonostante fosse evidente a tutti che il finale rischiava di essere questo. Mancanza di budget? Può essere e nessuno avrebbe mai potuto dire nulla, del resto già la “pezza” Cinciarini dopo l’infortunio di Francis ha avuto un costo importante. Ma allora perché non dirlo? Allora c’è da pensare che il roster non sia stato cambiato perché si è voluto continuare con le proprie convinzioni per non ammettere di aver sbagliato e con la certezza, errata, di poter trovare una quadra, quando invece si sapeva benissimo che era impossibile. Gli atteggiamenti di Francis, in campo come nelle riunioni tecniche, sono cose che non possono passare inosservate; Copeland che non ascolta ciò che dice Bucchi è un’evidenza talmente chiara che non può passare sotto traccia; Cinciarini che alza le mani ogni volta che un americano fa una scelta senza senso è un segnale chiaro che doveva essere compreso già tempo fa, quando questo campionato era ampiamente alla portata. Non solo. In una città in cui gli americani vengono trattati come principi e accolti come fratelli da tutta la comunità (chiedere a John Brown, Thompson, Willis, Harrison giusto per fare un esempio) raramente si erano visti giocatori come Allen e Copeland rispondere con gestacci a semplici critiche, segno che forse andrebbe analizzato anche il carattere di certi giocatori oltre al talento. Infine, il fallimento di Bergamo ha dato un’occasione unica, perdonando in pratica la sconfitta di Pesaro, ma, nonostante ciò, si è deciso imperterriti di andare avanti per la propria strada pur sapendo che era quella sbagliata. Adesso ci si trova alla vigilia dei playoff con due americani da cambiare e zero tempo per trovare un nuovo equilibrio di squadra. 

RICOMINCIARE DALLE BASI - Brindisi può anche vincere i playoff e tornare in serie A, ma per mantenere stabilità ha bisogno di ricostruire la base sportiva e dividerla da quella manageriale. La gestione sportiva deve essere in mano ad allenatore e a un DS, che studiano, fanno scout e scelgono i giocatori in base alle caratteristiche, cestistiche e caratteriali.  Il GM poi avalla determinate scelte in base al budget disponibile e a tutto ciò che concerne la gestione di una società di alto livello. Brindisi è rimasta 12 anni in serie A grazie a questo tipo di struttura, prima con il duo Bucchi/Giuliani, poi con quello Vitucci/Giofrè e il GM Tullio Marino a gestire la parte manageriale. Brindisi ora deve tornare a questo schema. Le scelte si possono sbagliare, il basket non è una scelta esatta, ma rinunciarci a prescindere è un errore madornale, anche solo per un semplice motivo: la mancanza di contraddittorio. Si è visto a Milano con l’esperienza di Ettore Messina da plenipotenziario e, in piccolo si vede a Brindisi. Quando manca il confronto tra più parti e il contraddittorio si rischia di prendere scelte errate. Se ci si affida solo all’allenatore, come solo al DS o come solo al GM e non c’è confronto, non si possono analizzare bene i pro e i contro di certe scelte. 

OBIETTIVO PLAYOFF - Nando Marino ha anticipato che il roster sarà cambiato. Blake Francis ha già la valigia in mano e si sta parlando con l’agenzia del giocatore per risolvere il contratto o trovargli una sistemazione. Il sostituto non sarà un altro play, ma un giocatore che andrà a rimpolpare il ruolo di ala piccola o quello di centro (dipende da cosa offrirà il mercato) e si guarda soprattutto a squadre già salve e che hanno esuberi nel roster come Udine e Napoli (anche se l’infortunio di Flagg potrebbe complicare i piani). Dopo quanto successo ci sarà da valutare anche la permanenza di Copeland, ma cambiare entrambi gli americani potrebbe essere rischioso e anche inutile a questo punto della stagione. Di certo questa settimana succederà qualcosa, ma, ancora una volta, rischia di essere troppo poco, troppo tardi.