Reazione d'orgoglio, i Knicks travolgono i Nets in un derby a senso unico

Reazione d'orgoglio, i Knicks travolgono i Nets in un derby a senso unico
© foto di nba.com

Più che un semplice derby, al Madison è andata in scena una vera scossa d’orgoglio: i Knicks, reduci da quattro sconfitte consecutive, scelgono la serata contro i Nets per ricordare a tutti quale possa essere il loro livello quando il motore gira al massimo, firmando un 120-66 clamoroso. Il dubbio sul vincitore dura giusto il tempo di due triple del rookie Egor Demin, che illudono Brooklyn sul 6-4: da lì in avanti New York cambia marcia, con Jalen Brunson a manovrare il gioco come e quando vuole, 11 punti già nel primo quarto e un attacco che torna a respirare grazie al ritmo nei passaggi e alla fiducia nei tiri. Un primo parziale di 14-0 ribalta l’inerzia, l’ingresso di Mitchell Robinson aggiunge dominio a rimbalzo, quello di Landry Shamet un’arma in più dall’arco, e un ulteriore break chiude il primo periodo sul 38-20, preludio a una serata in cui i Nets non troveranno mai davvero soluzioni offensive semplici né seconde opportunità.

Se il primo tempo è già a senso unico, la ripresa diventa una vera e propria dimostrazione di forza: i Nets alzano un po’ il livello di aggressività ma restano sempre in ritardo, mentre Brunson continua a divertirsi, Karl-Anthony Towns ritrova ritmo dopo i problemi di falli e il duo Shamet–McBride, dalle corsie laterali, fa esplodere definitivamente il margine con una raffica di triple che porta il punteggio sull’86-49 e oltre. Nel quarto periodo Mike Brown può permettersi di tenere a riposo l’intero quintetto base senza che l’inerzia cambi: la panchina dei Knicks apre il parziale conclusivo con un 16-0, mentre i giocatori di rotazione dei Nets faticano in ogni fondamentale, tra errori al tiro, palle perse e rimbalzi concessi. Fa eccezione Mohamed Diawara, che si ritaglia qualche minuto interessante per attività e presenza, ma il divario resta talmente ampio che Jordi Fernandez è costretto a fermare il cronometro nel finale solo per evitare che lo scarto superi quota 60: si “ferma” a +54, fotografia perfetta di una notte in cui New York ritrova identità, orgoglio e un messaggio forte da recapitare al resto della Eastern Conference.