Mitch Johnson verso Gara‑2: “Le serie sono lunghe, le cose cambiano in fretta”

Mitch Johnson verso Gara‑2: “Le serie sono lunghe, le cose cambiano in fretta”
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Mitch Johnson non è tipo da lasciarsi condizionare da un singolo risultato. Alla vigilia di Gara‑2 delle Finals contro i Knicks, il coach degli Spurs ha parlato con lucidità di ciò che serve per rimettere la serie in equilibrio, partendo da un concetto che conosce bene: nulla resta fermo troppo a lungo in questo tipo di sfide. Lo ha detto chiaramente: “Le serie sono lunghe, le partite sono lunghe, le cose cambiano in fretta, che si tratti della salute, di chi sta giocando bene o è ‘caldo’ in quel momento”. 

Johnson ha spiegato che l’esperienza accumulata nei tre turni precedenti ha insegnato alla squadra a non perdere la bussola dopo una sconfitta. Ha parlato della capacità delle squadre di alto livello di “evolversi al volo e migliorare all’interno di una serie”, sottolineando come questo renda inevitabile un andamento fatto di aggiustamenti continui. Dopo il ko in Gara‑1, il coach ha insistito sulla necessità di trovare il giusto equilibrio tra cambiamenti e conferme: “Siamo reduci da una sconfitta ed è compito nostro entrare in quel gioco di bilanciamento tra cambiare qualcosa qui, ritoccare qualcosa là ed essere migliori e più precisi altrove”.

Sul piano tecnico, Johnson ha parlato dell’attacco contro la protezione del ferro dei Knicks, spiegando che non bisogna “combattere la partita” quando l’avversario toglie qualcosa, perché questo apre opportunità altrove. Ha ribadito l’importanza di continuare a mettere pressione al ferro, anche senza cercare soluzioni individuali: “Non è sempre per noi stessi. Può essere con il roll, con il taglio, con la penetrazione”.

Ha riconosciuto che alcune triple sono sembrate affrettate, anche quando erano comunque buoni tiri: “Alcune delle triple sembravano affrettate. Alcune potevano essere buoni tiri e comunque sembrare affrettate”. Ha definito l’attacco come “un ecosistema molto delicato” in cui ogni dettaglio genera un effetto a catena significativo. Uno dei temi più discussi è stata la scelta di non utilizzare Dylan Harper nei minuti finali. Johnson ha chiarito che “c’è stata sicuramente considerazione” e che Harper “non ha finito la partita per nulla che abbia fatto o non fatto. È stata una decisione che ho preso io”.

Guardando avanti, il coach ha indicato la necessità di migliorare la circolazione di palla: “Sedici assist non rappresentano questo programma, né da quando sono qui né nei decenni precedenti”. Ha aggiunto che si aspetta una crescita da parte dei suoi giocatori: “Penso che Victor giocherà meglio. Certo. Penso che un paio di ragazzi faranno più canestri di quanti ne abbiano fatti”.

Ha ricordato che anche le squadre più esperte possono sbagliare nei finali: “Anche le squadre vecchie prendono cattive decisioni alla fine delle partite” . E ha riconosciuto i meriti della difesa dei Knicks, pur sottolineando che gli Spurs devono migliorare nel mettere i giocatori nelle posizioni giuste: “Il nostro attacco in generale non ha messo molte persone nelle situazioni e negli spazi corretti”, aggiungendo che “New York merita molto credito per questo” ma che c’è “molto margine di miglioramento”.

Redazione Pianetabasket.com
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