Jason Kidd: "Cooper Flagg può diventare il futuro LeBron"
Nella domenica della NBA che vedeva di scena i Mavericks sul parquet di Cleveland, Cooper Flagg ha firmato la sua prova più completa dal rientro dall’infortunio, chiudendo con 27 punti e 10 assist e dando la sensazione di un giocatore già in grado di prendersi responsabilità da veterano. La cornice non era casuale, perché proprio nella città che ha visto esplodere il talento di LeBron James, la conferenza stampa prepartita di Jason Kidd è diventata il terreno ideale per alimentare i paragoni tra il rookie dei Mavs e l’ex icona dei Cavs, accomunati dal fatto di essere stati scelti con la numero uno al Draft, a ventidue anni di distanza l’uno dall’altro. Il coach di Dallas ha sottolineato come entrambi appartengano a quella categoria ristretta di talenti speciali, capaci di reggere un’attenzione mediatica fuori scala fin dal primo giorno, ricordando il percorso del “King”, fatto di titoli NBA, medaglie d’oro e di una carriera costruita passo dopo passo, senza scorciatoie e senza successi immediati.
Similitudini. Kidd ha voluto anche riportare il discorso sui numeri, ricordando come LeBron alla stagione da rookie viaggiasse oltre i 20 punti di media con quasi 6 assist, mentre Flagg oggi si muove su cifre molto simili, con 20 punti, 6.6 rimbalzi e 4.3 assist a partita, ma con un’efficienza al tiro superiore, segnale di un talento già molto maturo nella scelta delle conclusioni. Seconda similitudine, l’allenatore ha ribadito che il successo non arriva in una notte, ricordando che LeBron non ha visto i playoff al primo anno e ha dovuto attendere quasi un decennio per alzare il primo Larry O’Brien, messaggio che serve anche a contestualizzare il fatto che Dallas con ogni probabilità resterà fuori dalla post season in questa stagione di debutto del suo gioiello. Per Kidd, le similitudini tra i due non sono solo nei numeri ma nel modo di stare in campo e nella capacità di influenzare il gioco su più livelli, al punto da spingersi a dire che Cooper ha la chance concreta di diventare “il futuro LeBron”, frase pesante ma che racconta quanto lo staff creda nel suo potenziale.
Dall’altra parte, anche Kenny Atkinson non ha nascosto l’impressione suscitata dal rookie dei Mavs, definendolo senza esitazioni una futura superstar e soffermandosi soprattutto sulla combinazione di taglia, mobilità, intensità difensiva e qualità atletiche che porta in campo ogni sera, elementi che raramente si vedono tutti insieme in un giocatore al primo anno. Il coach dei Cavs ha apprezzato il fatto che nel gioco di Flagg non ci siano fronzoli, ma solo concretezza e concentrazione, pur riconoscendo che il 29.5% dall’arco è un’area in cui c’è ancora margine enorme, esattamente come accadde a LeBron nei primi anni, quando dovette lavorare a lungo per trasformare il tiro da tre in un’arma stabile sopra il 35%.
Su questo punto si è detto concorde lo stesso Jason Kidd, che ha indicato nel miglioramento sul catch-and-shoot una priorità per proteggere il fisico del ragazzo, riducendo il numero di contatti al ferro e permettendogli di spendere meno energia, perché un giocatore che attacca il canestro con quella aggressività prende inevitabilmente molti colpi e va preservato se deve diventare il volto della franchigia per il prossimo decennio.