i Bucks hanno dovuto convincere Antetokounmpo a uscire dal campo
Giannis Antetokounmpo stava dominando la scena con una prova da 31 punti, 14 rimbalzi e 8 assist in appena 23 minuti che aveva indirizzato la sfida con Indiana: un ritorno in pieno controllo dopo i problemi alla caviglia dei giorni scorsi. Il momento di svolta arriva però su un’azione che in apparenza sembra routine per lui, un classico spin move chiuso con la potenza della solita schiacciata su Jay Huff, ma la ricaduta è diversa dal solito e il ginocchio sinistro si torce in modo innaturale, generando subito un brivido lungo la schiena di chi guarda e riportando alla mente gli infortuni passati del due volte MVP. Nonostante la smorfia iniziale, Giannis resta in campo, rimane nella metà campo offensiva e trova persino il modo di concludere facilmente al ferro nell’azione successiva, gesto che potrebbe far pensare a un falso allarme ma che convince ancora di più lo staff medico a intervenire con decisione e a richiamarlo immediatamente in panchina per evitare rischi inutili.
Da quel momento la partita di Antetokounmpo si sposta dalla panchina alla linea laterale, dove inizia un dialogo serrato con il gruppo medico dei Bucks, chiamato a frenare l’istinto competitivo di un giocatore che vorrebbe rientrare a ogni costo e che continua a testare gli appoggi come se volesse dimostrare di poter proseguire senza problemi. Il compito di far prevalere la prudenza ricade in particolare sul fisioterapista Tommy Brice e su Luke O’Brien, vicepresidente dell’area medica, che parlano a lungo con il “Greek Freak”, lo osservano mentre prova a muoversi e alla fine lo convincono a smettere di forzare, a lasciare la panchina e a rientrare direttamente negli spogliatoi. Le immagini della torsione, unite alla storia clinica di Giannis, rendono quasi inevitabile questa linea di condotta, e lo stesso Doc Rivers lo ammette nel post gara, spiegando di aver avuto subito la sensazione che qualcosa non andasse e parlando di una possibile iperestensione del ginocchio, pur sottolineando che si tratta solo di una prima impressione in attesa di valutazioni più approfondite.
La seconda parte della serata si consuma quindi lontano dal parquet, con Antetokounmpo che segue il resto della vittoria per 134-123 dai corridoi e dagli spogliatoi, mentre lo staff programma i prossimi passi visto che il calendario non concede pause, perché all’orizzonte c’è già la sfida con Cleveland e poi l’ultimo lungo viaggio a Ovest che chiuderà la regular season dei Bucks. Nelle sue parole traspare la solita voglia di non fermarsi mai, con la promessa di tornare a casa, riposare, testare il ginocchio in palestra e capire il da farsi solo in base alle sensazioni del giorno dopo, ma anche il riconoscimento che, in una partita già indirizzata con oltre dieci punti di margine, ascoltare chi lo invita a non rischiare è la scelta più logica, soprattutto in un’annata in cui ogni piccolo problema fisico pesa doppio.