Grant Hill racconta la giornata in cui il Select Team sorprese il Dream Team di Michael Jordan
Grant Hill è tornato su uno degli episodi più discussi della storia della pallacanestro: lo scrimmage in cui il Select Team universitario riuscì a battere il leggendario Dream Team del 1992 guidato da Michael Jordan. Ospite del podcast “Cousins with Vince Carter & Tracy McGrady”, Hill ha spiegato come quella sfida fosse arrivata in modo del tutto inatteso per i giovani convocati a supporto della preparazione olimpica di Barcellona.
Hill ha ricordato che i giocatori del Select Team non sapevano nemmeno che avrebbero affrontato il Dream Team: “Non credo sapessimo che avremmo giocato contro di loro”. Il giorno precedente, ha spiegato, erano impegnati in esercitazioni per imitare gli schemi delle nazionali internazionali: “Stavamo praticando per mostrare loro cosa avrebbero fatto le squadre internazionali, come avrebbero giocato”. L’aspettativa era quella di un allenamento controllato, non di una partita vera: “Pensavo sarebbe stato uno scrimmage controllato, oppure noi in attacco e loro in difesa a metà campo” . Invece, al loro arrivo, la risposta fu immediata: “Quando siamo arrivati hanno detto: ‘Andiamo. Si gioca’”.
Il gruppo universitario comprendeva futuri protagonisti NBA come Chris Webber, Penny Hardaway, Bobby Hurley e Allan Houston, oltre allo stesso Hill. Roy Williams, allora coach di Kansas, assegnò a Hill il compito più impegnativo: marcare Michael Jordan. “Ricordo che disse: ‘Grant, tu hai Jordan’. E io pensai: ‘Oh… io ho chi?’”. Il Dream Team, con Jordan, Magic Johnson, Larry Bird, Scottie Pippen e Charles Barkley, affrontò lo scrimmage con un atteggiamento inizialmente rilassato, quasi da partita delle stelle, mentre i giovani vedevano l’occasione della vita: “Loro quasi la presero come un All-Star Game… noi stavamo andando contro i nostri eroi, non li avevamo mai visti prima e volevamo misurarci con loro”.
Il Select Team finì per sorprendere tutti vincendo la partita. Hill ha attribuito il successo alla combinazione di talento e intensità: “Allen Houston entrò in ritmo e potrebbe aver segnato dieci triple. Bobby penetrava benissimo. Webber stava picchiando tutti dentro. Penny ed io facevamo giocate atletiche”. La sorpresa, però, durò poco. Nei due giorni successivi il Dream Team reagì con un livello di aggressività completamente diverso: “Penso che abbiamo sorpreso tutti. Abbiamo sorpreso anche noi stessi. Ma nei due giorni successivi riuscivamo a malapena a portare la palla oltre la metà campo”. Hill ha anche smentito la versione secondo cui Chuck Daly avrebbe tenuto Jordan a riposo per favorire la vittoria del Select Team: “Hanno provato a dire in un documentario che Chuck Daly aveva fatto riposare Michael Jordan. Il giorno dopo, Michael prendeva chiunque portasse su la palla.” Il racconto si chiude con un’immagine vivida: Hill ha paragonato la pressione difensiva di Jordan e Pippen a una scena di Space Jam: “Era come nel film Space Jam, quando perdi i tuoi poteri. Mostruoso. Era così, davvero”.