Anthony Edwards: “Gli Spurs erano semplicemente migliori. Non abbiamo attitudine vincente"
La stagione dei Timberwolves si è chiusa bruscamente a favore di San Antonio, con il 139‑109 di Gara 6 che ha consegnato agli Spurs la finale della Western Conference. Anthony Edwards, volto della franchigia e riferimento del gruppo, si è presentato davanti ai media con un tono diretto, senza cercare scuse e riconoscendo la superiorità dell’avversario. «Devo solo togliermi il cappello davanti a loro. Erano semplicemente una squadra migliore» ha dichiarato Edwards, sintetizzando in poche parole la distanza vista nella serie.
Il numero 5 ha raccontato anche un momento particolare del quarto periodo, quando si è avvicinato alla panchina degli Spurs: «A quel punto sai che non rientrerai più, quindi cerchi solo di dare loro il rispetto che meritano» ha spiegato, sottolineando la consapevolezza con cui ha vissuto gli ultimi minuti della stagione. Quando gli è stato chiesto cosa significhi questa eliminazione per la posizione dei Timberwolves nella gerarchia della Western Conference, Edwards non ha nascosto il peso della domanda: «Non lo so, amico. Credo che quella sia una domanda per me» ha detto, lasciando intendere che il gruppo debba interrogarsi su ciò che è mancato davvero.
Anthony Edwards went to the Spurs' bench to congratulate them on winning the series with 8 minutes to go.pic.twitter.com/5HLhHi9GmB
— Underdog NBA (@UnderdogNBA) May 16, 2026
Il tema centrale, però, è tornato più volte: l’esecuzione, la disciplina, le abitudini. Edwards è stato molto chiaro: «Dobbiamo solo ascoltare gli allenatori», aggiungendo poi: «Cerchiamo di fare le cose a modo nostro. Penso che questo sia il nostro problema» . E quando gli è stato chiesto se le “abitudini da titolo” si costruiscano durante la regular season, la risposta è stata netta: «Sì, penso che tu debba costruire abitudini da playoff o da titolo nella regular season» . Alla domanda successiva — se quelle abitudini fossero state davvero costruite — Edwards non ha girato intorno alla verità: «No, non le abbiamo costruite durante la regular season».
Sul tema della leadership, Edwards ha parlato di responsabilità condivisa, ma senza sottrarsi al proprio ruolo: «È collettivo. Sì, è uno sforzo collettivo. Ma sicuramente parte da me» ha ammesso, assumendosi il peso del momento.
Ha poi spiegato come vive il suo ruolo offensivo, che sia da creatore primario o lontano dalla palla: «Voglio solo essere… non mi interessa se è con la palla o senza. Qualunque sia la posizione in cui mi mettono, voglio essere in grado di creare per i miei compagni e per me stesso».
La serie lo ha messo alla prova anche fisicamente, con un fastidio al ginocchio gestito per tutta la postseason. Edwards non ha voluto usarlo come alibi: «Sì, certo. È migliorato nel corso della serie. Ma non è una scusa. Se ero in campo, ero al 100%. È così che la vedo».
Infine, non sono mancati i complimenti a Victor Wembanyama, protagonista assoluto della serie: «Difensivamente è incredibile», ha detto Edwards, aggiungendo poi: «È davvero forte».