Giovanni Veronesi: «Nazionale? Mi sono venuti i brividi quando hanno annunciato i convocati»
La maglia Azzurra è il traguardo più ambito per chiunque inizi a giocare a basket, e per Giovanni Veronesi questo sogno è diventato una splendida realtà durante l'ultima sosta Nazionali. Scendendo in campo venerdì scorso contro la Gran Bretagna a Newcastle, in una gara valida per le qualificazioni ai Mondiali 2027, la guardia-ala quasi ventottenne ha scritto una pagina importante per il basket del suo territorio. È infatti il quarto bresciano di sempre ad approdare nella Nazionale maggiore, inserendosi in un club ristretto che conta nomi del calibro del compianto Marco Solfrini, di Carlo "Charlie" Caglieris e di Pietro Aradori, attuale recordman di presenze (154). Un'emozione unica per il giocatore cresciuto nella Bluorobica Bergamo: «Sono molto felice, era una cosa che negli ultimi due anni mi era un po' sfuggita, ma volevo fortemente anche solo la possibilità di svolgere il raduno, non avendoli mai fatti con le Nazionali giovanili - racconta Veronesi a Il Giornale di Brescia -. La sera prima ho saputo che avrei giocato e il fatto di avere la maglietta con il tuo nome è un sogno. Mi sono venuti i brividi quando hanno annunciato i convocati, per un attimo sono tornato bambino».
L'esordio azzurro è andato ben oltre la semplice comparsata a referto. Con grande sorpresa, infatti, Veronesi si è tolto la soddisfazione di partire in quintetto base. «Non mi aspettavo di essere nei primi cinque. Coach Banchi non mi ha detto nulla fino a poco prima della partita. Avevo intuito qualcosa dalla riunione video della sera prima, in cui ha comunicato gli esclusi (Bortolani, Ferrari e Flaccadori) e poi nell'allenamento mattutino, quando mi ha messo nella squadra con Mannion, Tonut, Niang e Diouf. È stato un grandissimo onore». Gettato nella mischia, l'esterno non ha tremato, mettendo in mostra la consueta faccia tosta e chiudendo con 8 punti, 3 rimbalzi e un assist in 13 minuti, uniti a tanta sostanza nella propria metà campo. L'approccio è stato subito quello giusto: «Sono entrato dicendomi che dovevo essere il più solido possibile, che dovevo fare il mio in difesa. Poi, in attacco, si sarebbe visto - spiega il giocatore -. È arrivato subito un lay-up in contropiede che mi ha tolto la tensione del primo canestro e poi, poco dopo, è arrivata anche la prima tripla».