Olympiacos più profondo, il Panathinaikos cede in un derby ad alta tensione
Il derby greco arriva in un momento particolare per il Panathinaikos, diviso tra l’impegno di campionato e il pensiero rivolto alla sfida con l’Hapoel Tel Aviv, mentre l’Olympiacos sceglie un approccio lineare, quasi chirurgico, per difendere l’imbattibilità in GBL e allungare la propria striscia perfetta.
La partita si accende subito, con un avvio brillante di Tyler Dorsey che spinge i biancorossi a prendere il controllo del ritmo e costringe il Panathinaikos a inseguire, tra proteste, tensione e una panchina di casa già nervosa dopo i primi fischi contestati. Il quintetto di Ataman, costruito attorno a Sloukas, Nunn, Kalaitzakis, Osman e Lessort, prova a reggere l’urto, ma le tante assenze pesano e il margine di errore si assottiglia, mentre dall’altra parte Bartzokas trova risposte importanti dalla propria second unit, con Lountzis, Peters, Hall e Larentzakis pronti a dare energia, punti e fisicità in ogni momento in cui vengono chiamati in causa. Il momento simbolo della serata arriva con il duro confronto tra Nunn e Dorsey, episodio che porta all’espulsione di entrambi e trasforma il clima del palazzetto, già carico, in una miscela di tensione e frustrazione, con il pubblico che reagisce a ogni fischio e i protagonisti costretti a gestire non solo il punteggio ma anche il peso emotivo di un derby che non ha valore in classifica, ma resta enorme sul piano dell’orgoglio (44-60).
Nonostante il -16 maturato all’intervallo, il Panathinaikos rientra in campo con un atteggiamento diverso, affidandosi alla regia aggressiva di Short, alla versatilità di Osman e alla presenza interna di Lessort per riaprire la gara, trovando un parziale che mette per qualche minuto in discussione le certezze dell’Olympiacos. La squadra del Pireo, però, non si scompone: quando l’attacco si inceppa, arrivano le triple pesanti di Papapetrou, Morris e Peters, mentre Walkup, pur tra qualche errore al tiro e qualche palla persa di troppo, continua a tenere in mano il filo del gioco in una serata in cui la percentuale dall’arco resta un’arma determinante.
Con il passare dei minuti, il Panathinaikos paga lo sforzo e la mancanza di rotazioni complete, restando senza fiato proprio quando servirebbe un ultimo strappo, mentre l’Olympiacos sfrutta ogni esitazione per allungare di nuovo e chiudere la pratica con freddezza, forte di un gruppo che ha trovato contributi diffusi e non ha mai perso il controllo del contesto, per vincere 94-101.