Wiggins e Fontecchio non fermano la corsa dei Warriors, alla quarta di fila

Wiggins e Fontecchio non fermano la corsa dei Warriors, alla quarta di fila
© foto di nba.com

La notte del Chase Center si apre con una storia di ritorni e incroci emotivi: Andrew Wiggins rimettere piede a San Francisco per la prima volta da avversario dopo il trasferimento a Miami del febbraio 2025, e l’ex idolo della Baia non si fa pregare. Firma 11 dei primi 26 punti degli Heat, spinge gli ospiti a +7 (26-19) e ricorda a tutti perché qui aveva lasciato un segno profondo. Golden State, priva di Draymond Green e De’Anthony Melton tenuti a riposo, si aggrappa all’orgoglio di Jimmy Butler (17 punti), che risponde ai suoi ex compagni con un primo quarto da protagonista e tiene i Warriors agganciati alla partita, fino alla tripla di Moses Moody che ribalta l’inerzia e consegna ai padroni di casa il primo vantaggio (36-34). Moody continua a cavalcare l’onda anche nel secondo periodo e, insieme a un Brandin Podziemski sempre più centrale nel sistema di Steve Kerr, consolida il margine (52-47). Miami prova a cambiare la musica passando a una zona 1-3-1 per spezzare il ritmo offensivo dei Warriors, e la mossa funziona almeno in parte: Jaime Jaquez Jr, Pelle Larsson e ancora Wiggins riportano gli Heat a contatto. Prima dell’intervallo, però, Golden State trova un nuovo allungo grazie alle triple di Stephen Curry e Quinten Post, mentre un colpo di genio di Norman Powell tiene viva Miami e fissa il punteggio sul 70-66.

Al rientro dagli spogliatoi il ritmo resta alto, ma le percentuali si abbassano e ogni canestro pesa di più. In questo contesto, il duello a distanza tra Jimmy Butler e Andrew Wiggins sembra destinato a diventare il filo narrativo della ripresa, finché il Chase Center non piomba nel silenzio: Butler si torce il ginocchio destro in area ed è costretto a lasciare il parquet. Paradossalmente, la sua uscita scuote Golden State, che si compatta attorno a un Curry onnipresente tra punti e assist e piazza un 15-2 che apre il solco (92-77), dando l’impressione di poter chiudere lì la pratica. Miami però non si arrende: la quarta penalità di Curry e due triple di Simone Fontecchio riaprono la partita (98-90), ma i Warriors non crollano nemmeno senza il loro faro. Podziemski e Pat Spencer prendono in mano il pallone, Buddy Hield (16 punti) e Al Horford puniscono dall’arco e riportano il margine oltre la doppia cifra (104-93). Il quinto fallo di Curry (19 punti, 11 assist) e l’ennesima fiammata di Fontecchio (13 punti, 8 rimbalzi, 2 assist in 26') sembrano poter cambiare ancora il finale (112-103), ma Steve Kerr pesca l’arma dell’esperienza: inserisce Horford per stabilizzare la difesa, il veterano risponde su entrambi i lati del campo e Hield lo segue con cinque punti consecutivi che ridanno ossigeno ai Warriors (119-103). A quel punto il copione passa definitivamente nelle mani di Podziemski (24 punti), che sfrutta il pick & roll per attaccare Fontecchio e Larsson, firma otto punti di fila e chiude un 15-0 che vale il 127-103 e, soprattutto, la prima striscia di quattro vittorie consecutive della stagione per Golden State.