Thunder, prova di forza a Cleveland: i campioni sono più che vivi!
L’ultimo mese non è stato affatto una passeggiata per gli Oklahoma City Thunder, soprattutto se confrontato con quel folle avvio di stagione in cui qualcuno aveva persino osato sussurrare il paragone con il 73-9 dei Warriors. Le sconfitte, il calo di brillantezza e la recente battuta d’arresto contro gli Heat avevano alimentato dubbi sulla tenuta del campione in carica, ma il 104-136 rifilato ai Cavaliers in Ohio rimette le cose al loro posto: il vero punto di riferimento della NBA resta ancora la squadra del tuono. A Cleveland è andata in scena una dimostrazione di forza quasi didascalica, il tipo di partita che resta impressa nella memoria di chi la guarda e che ricorda a tutti una verità semplice: se vuoi l’anello, prima o poi devi passare da loro. I Cavs, già intrappolati da tempo in una pericolosa irregolarità, hanno incassato un passivo pesante che racconta più di tante parole lo stato dei due progetti.
I Thunder hanno costruito il loro dominio su due pilastri: una serata di precisione offensiva quasi spietata e una difesa che ha letteralmente tolto l’aria a Cleveland. Ogni aiuto sul perimetro arrivava puntuale, l’area era sempre presidiata e la circolazione di palla dei Cavs – solitamente abili a sfruttare le spaziature e le conclusioni dagli angoli – è diventata un labirinto senza uscita. Il tutto senza Jalen Williams, uno dei giocatori simbolo del gruppo, fermato a tempo indeterminato da un problema al tendine del ginocchio a meno di tre mesi dai playoff: un’assenza che in teoria dovrebbe pesare, ma che in questa notte non ha minimamente scalfito l’identità del principale favorito al titolo. Dall’altra parte, Cleveland ha tirato con un desolante 37,4% dal campo e sotto il 23% da tre, sommando 21 palle perse e un Donovan Mitchell imbrigliato (19 punti con 5/18 al tiro e 1/9 dall’arco), mentre il pur volenteroso Evan Mobley è rimasto una delle poche note positive in un contesto che sembra sempre più bloccato. Per una franchigia che ancora fatica a liberarsi dell’ombra di LeBron e a trasformarsi in un contender credibile, una serata così non è solo una sconfitta: è un promemoria di quanto la vetta della NBA, occupata da questi Thunder, sia ancora lontana.
Nei Thunder ha funzionato tutto: Shai Gilgeous-Alexander ha confermato il suo status di MVP in carica chiudendo con 30 punti in meno di 34 minuti e un eccellente 12 su 20 dal campo. Ancora più efficace è stato Chet Holmgren, autore di 28 punti (con 8 rimbalzi, 2 assist e 2 stoppate) tirando 11 su 16, inclusi 4 su 5 da tre. Gli ospiti hanno superato il 55% al tiro complessivo e sfiorato il 49% dall’arco, rendendo irrilevanti i 35 tiri liberi tentati dai Cavaliers (15 in più dei Thunder). Il margine finale di 32 punti è stato anche il massimo vantaggio della partita, in una gara in cui i padroni di casa sono stati avanti solo nel primo quarto.