Shai Gilgeous-Alexander domina, i Thunder travolgono i Bucks a Milwaukee
Fine di un road trip da squadra vera per Oklahoma City: dopo il +32 sul campo dei Cavaliers, i Thunder passano anche a Milwaukee con un altro successo in doppia cifra, 122-102, che racconta di una serata controllata dall’inizio alla fine. I campioni in carica, ancora privi di un intero blocco di rotazione – da Jalen Williams a Isaiah Hartenstein, passando per Alex Caruso, Aaron Wiggins e Jaylin Williams – si affidano totalmente al loro faro tecnico e mentale: Shai Gilgeous-Alexander firma una partita gigantesca, 40 punti con percentuali irreali, 11 assist, 7 rimbalzi e la sensazione costante di avere in mano il ritmo di ogni possesso. Di fronte, Giannis Antetokounmpo non trova il solito impatto in termini di volume realizzativo e, pur riempiendo il tabellino, non riesce a cambiare l’inerzia di una gara in cui i Bucks non mettono mai il naso avanti, costretti a inseguire già dopo il 12-1 iniziale che spinge Doc Rivers a un timeout lampo dopo appena un minuto e mezzo.
Il resto della serata è una lunga conferma di quel primo strappo: Ajay Mitchell è uno dei protagonisti del break che porta il vantaggio a venti lunghezze già dopo il primo quarto, mentre Kenrich Williams si ritaglia un ruolo da co-protagonista inatteso, sempre pronto a punire gli aiuti e a dare consistenza difensiva. I Bucks provano a restare agganciati con qualche fiammata, ma non trovano mai un break capace di riaprire davvero il confronto, trascinandosi lo svantaggio accumulato fin dalle prime battute. Nel frattempo, Gilgeous-Alexander lascia che la partita venga a lui e poi apre il repertorio: penetrazioni continue, tiri dalla media, letture lucide sui raddoppi e gestione chirurgica dei possessi chiave. Con un difensore di ruolo sul perimetro mai davvero in grado di togliergli il pallone dalle mani, il canadese accompagna i Thunder a un vantaggio stabile – +18 all’intervallo, +22 all’ingresso dell’ultimo quarto – che consente a Mark Daigneault di gestire i minuti dei suoi uomini chiave nel finale. Per Milwaukee resta la fotografia di una delle rare serate in cui Giannis non supera quota 20 punti, anche per merito della pressione costante del “bulldog” del Thunder Lou Dort, e per Oklahoma City la conferma di una maturità crescente, capace di trasformare un road trip complicato in un messaggio forte alla Western Conference.