Mitchell e Mobley respingono i Kings dopo un match di grande sofferenza
La serata alla Rocket Mortgage FieldHouse sembra mettersi subito in discesa per Cleveland: in poco più di tre minuti i Cavaliers volano 16-2, mentre i titolari dei Kings vagano tra distrazioni difensive e attacchi senza ritmo, tanto che Doug Christie decide di cambiare cinque uomini quasi in blocco. È la scossa che serviva a Sacramento, perché da quel momento in poi sono le seconde linee a ridare dignità alla partita: il tandem Dennis Schröder–Domantas Sabonis prende in mano il pallone, gioca pick-and-roll a ripetizione, punisce ogni esitazione dei Cavs e, con l’aiuto delle fiammate di Malik Monk, riporta gli ospiti a contatto fino al 35-35 che rimette tutto in discussione. Mitchell e Mobley, dall’altra parte, rispondono come possono: il primo alterna penetrazioni e scarichi, il secondo si impone vicino al ferro, ma il braccio di ferro resta aperto fino all’intervallo, con Sacramento che trova inerzia dalla panchina e Cleveland costretta a convivere con la sensazione di aver sprecato un avvio perfetto. Il pareggio a quota 82 nel terzo quarto fotografa bene l’equilibrio, prima che i Cavs trovino finalmente un allungo più consistente, ancora nel segno della loro coppia di riferimento: Mitchell che incendia la linea dei tre punti, Mobley che domina nel pitturato e un 18-7 che sembra poter indirizzare il finale (100-89).
Ma i Kings, pur nel pieno di una striscia negativa, non mollano la presa: Schröder accelera ogni volta che può, Monk continua a colpire in ritmo e Sabonis, con il suo mix di fisicità e letture, tiene viva ogni possesso, spingendo Sacramento a correre appena intravede un rimbalzo o una palla vagante. L’inerzia si ribalta di nuovo quando DeMar DeRozan, fin lì più silenzioso, trova il suo momento e firma il sorpasso sul 114-113, approfittando anche di qualche regalo di troppo dei Cavs nella gestione del pallone. È il punto in cui Cleveland rischia di vedere scivolare via una partita che aveva avuto in mano più volte, ma proprio lì si riaffida alla ricetta più semplice e più sicura: palla a Donovan Mitchell in attacco, protezione del ferro con Evan Mobley dietro. Il finale è un concentrato di questa gerarchia tecnica: Mitchell gestisce il cronometro, attacca i cambi, crea separazione e costringe la difesa a collassare; Mobley, dall’altra parte, cancella linee di penetrazione, stoppa, intimidisce e chiude il possesso a rimbalzo. Ne esce un 10-4 che spegne definitivamente la rimonta californiana e certifica una vittoria per 123-118 che vale doppio: per la classifica e come quarta affermazione nelle ultime cinque.