Celtics, Jayson Tatum frustrato dal suo livello di gioco: "Non sono Superman"
Ha segnato decine di fadeaway simili in carriera, ma questa volta il destino ha scelto diversamente. A quattro minuti dalla fine contro i Wolves, Jayson Tatum ha provato a spingere Ayo Dosunmu spalle a canestro e a elevarsi per un tiro dai quattro metri: la palla ha toccato il ferro tre volte prima di uscire. Un’immagine che riassume bene la sua serata, chiusa con 16 punti e 11 rimbalzi ma solo 6/16 al tiro, con un modesto 2/7 da tre. «Sto ancora cercando ritmo, è passato tanto tempo. Questo è solo il mio ottavo o nono match, devo ancora riabituarmi», ha spiegato dopo la gara.
Era infatti l’ottava partita dal rientro, dieci mesi dopo la rottura del tendine d’Achille. Le cifre sono buone — 19.1 punti e 8.9 rimbalzi — ma l’efficacia è lontana dagli standard: 39% dal campo e 29% da tre. E buono è un concetto che non esiste nella testa di un perfezionista come Tatum. «Non è un normale periodo di difficoltà, è la prima volta che affronto qualcosa del genere. Ho passato mesi senza poter tirare o camminare. Sto togliendo la ruggine un po’ alla volta: ci sono momenti buoni, devo solo renderli più continui».
Il problema è che, da quando è tornato, non ha ancora chiuso una partita sopra il 50% al tiro. La frustrazione è inevitabile per uno con quasi il 46% in carriera. «È dura. Cerco di non pensarci, vorrei solo tornare a essere me stesso. Non sono Superman, so che ci vorrà tempo. Il giorno dopo riesco a essere più indulgente, ma durante la partita è frustrante». Una frustrazione evidente anche nella tecnica presa nel terzo quarto, dopo un mancato fischio: «Ero nervoso, l’arbitro non rispondeva. Gli ho detto di darmi la tecnica e me l’ha data. Chiedo falli sempre, ma non li ottengo mai», ha sorriso. «Ogni partita mi sento un po’ meglio. Avrei voluto tornare subito al livello da All-NBA First Team, ma non funziona così. Ho rispettato ogni tappa della riabilitazione, non posso accelerare adesso. Alla fine tutto si sistemerà».