Il cambio di marcia arriva con Bones Hyland e Ayo Dosunmu, che suonano la carica dalla linea arretrata: la guardia esplode in una serie di iniziative personali, la recluta dell’ultima trade deadline porta ossigeno e ritmo, e insieme firmano il parziale che riapre tutto: un 19-6 con la tripla del pareggio, l’intercetto sulla rimessa successiva e il layup in undici secondi che vale il primo vantaggio della serata, mentre Boston deraglia con nove palloni persi nel solo secondo quarto e vede Hyland colpire sulla sirena per mandare Minnesota al riposo avanti 44-47.
Al rientro dagli spogliatoi, Jayson Tatum decide che è il momento di rimettere ordine e torna in campo con un volto completamente diverso, attaccando subito Rudy Gobert, aprendo un 11-0 in avvio di terzo periodo e firmando 13 punti in sette minuti che rianimano l’attacco dei Celtics e riportano il TD Garden a spingere come nelle grandi notti. La risposta arriva da Jaden McDaniels, che si prende il terzo quarto segnando 15 dei 29 punti dei Wolves nella frazione, un colpo di reni fondamentale perché impedisce a Boston di scappare davvero.
Il conto, per i Celtics, arriva nell’ultimo periodo, quando le occasioni sprecate per difendere i vantaggi costruiti in avvio di primo e terzo quarto si trasformano in un boomerang: la difesa dei Wolves diventa quasi asfissiante, toglie linee di passaggio, chiude l’area e ridà ritmo a una squadra che vive di corsa e di transizioni, esattamente il terreno preferito da Bones Hyland per fare male con i suoi 23 punti a 8/14 dal campo. Naz Reid si accende dopo due partite di assenza e un inizio anonimo, piazzando otto punti consecutivi che si inseriscono in un 16-0 esplicativo, mentre i Celtics restano inchiodati a soli 11 punti in dieci minuti. Gobert protegge il ferro, il resto del gruppo chiude ogni varco e i Wolves non allentano la pressione fino alla sirena.