Treviso e il calo degli spettatori: persi oltre 600 tifosi rispetto un anno fa
C'è un dato che fa male quasi quanto la classifica in casa Nutribullet Treviso ed è quello che arriva dagli spalti del Palaverde. Rispetto al girone d'andata della passata stagione, il club trevigiano ha perso per strada una media di 626 spettatori a partita, scendendo da quota 4102 ai 3476 attuali. È il termometro freddo ma inequivocabile di una piazza stanca e delusa, ultimo lo sfogo durissimo dei Fioi dea Sud di un paio di settimane fa: l'ennesima stagione di sofferenza, passata a lottare nei bassifondi della graduatoria con il peggior rendimento dal ritorno in Serie A nel 2019, ha inevitabilmente allontanato una fetta di pubblico. La sfida di domenica contro Trento non sarà solo un crocevia tecnico per inaugurare il girone di ritorno, ma anche un banco di prova per capire se la tifoseria ha ancora voglia di dare credito a una squadra che finora ha regalato pochissime gioie. La società è intervenuta svariate volte a stagione in corso dopo errori commessi in estate: da settembre sono arrivati quattro correttivi, gli ultimi Macura - grande esordio a Bologna - a Alessandro Cappelletti, pronto dopo aver scontato una giornata di squalifica. E c'è stato anche un cambio di allenatore, con il ritorno di Marcelo Nicola.
Ma i numeri diventano ancora più pesanti se confrontati con il resto del panorama nazionale. Mentre piazze come Tortona volano grazie al nuovo impianto e Trento - prossimo avversario - vanta un tasso di riempimento vicino al "sold out" (95,9%), Treviso arranca con un Palaverde riempito solo al 65%, un dato che la relega al decimo posto. Ma a preoccupare la società dovrebbe essere soprattutto il risvolto economico: la Nutribullet è quartultima per incassi (media di circa 39.800 euro a gara), superata persino dalle neopromosse Udine e Cantù che, pur con impianti più piccoli o di categoria inferiore sulla carta, riescono a generare introiti superiori. Un quadro che impone riflessioni urgenti: senza risultati sul campo, anche lo storico "zoccolo duro" della Marca rischia di sgretolarsi.