Matiasic smentisce RedBird ma il futuro resta un'incognita. L'ombra di Roma si allunga
Il futuro della Pallacanestro Trieste continua a essere avvolto in un denso campo di ombre. Dopo mesi di totale assenza e silenzio che hanno inevitabilmente logorato l'intero ambiente, la società guidata da Paul Matiasic ha finalmente preso posizione, diramando un messaggio ufficiale per smentire categoricamente ogni contatto con il fondo RedBird di Gerry Cardinale. Una presa di posizione arrivata dopo settimane di indiscrezioni. Tuttavia, se questa mossa serve a spegnere definitivamente l'ipotesi milanese, non tocca minimamente il cuore del problema: il punto non è più capire con chi stia parlando la proprietà, ma cosa voglia fare per davvero.
Con la pista milanese bollata come infondata, resta infatti minacciosamente viva la domanda di trasferimento a Roma, legata a doppio filo al bando per gli spazi al PalaEur che attende una risposta proprio nei prossimi giorni. A destare grande perplessità è la gestione asimmetrica della comunicazione: la proprietà ha scelto di smentire un singolo dettaglio dopo due mesi di mutismo, senza trovare la forza di presentarsi alla città per spiegare quale sia il reale piano per Trieste. L'attesa per l'assegnazione del PalaEur svelerà a breve se ci si trovi di fronte a una strategia di depistaggio o a una reale mancanza di alternative, ma come sottolineato nell'analisi della situazione, «il vaso di Pandora è ormai scoperchiato e non basta rimettere il tappo su un singolo nome per nascondere il contenuto», scrive Il Piccolo.
La piazza giuliana, ormai esausta, non si accontenta più di smentite parziali. La città non aspetta di sapere con chi non stia parlando la dirigenza, ma esige di conoscere il destino della propria storia e del proprio titolo sportivo. Una pretesa che nasce da necessità strettamente pratiche: c'è un'intera macchina organizzativa da avviare, una stagione da programmare e una lista infinita di scadenze e adempimenti burocratici che richiedono tempo e certezze assolute. Più la situazione si protrae nel tempo, più il danno tecnico rischia di diventare irreparabile. E su questo fronte vitale, purtroppo, «il silenzio continua a essere l'unica, assordante risposta», conclude il quotidiano.