Andrej Jakimovski commenta i rumors di mercato tra Trento, Valencia, Napoli e non solo
Se c'è un atleta che incarna l'acume con cui l'Aquila è capace di scegliere i giovani e lanciarli, questo è sicuramente Andrej Jakimovski. Reduce dall'esperienza in Ncaa, l'ala macedone di formazione italiana, scelta per raccogliere l'eredità di Saliou Niang, ha sfoderato una stagione maiuscola. Sulla stagione appena conclusa con Trento, il giocatore traccia un bilancio estremamente lucido: «Abbiamo vissuto tanti alti e bassi ma credo che l'annata nel suo complesso sia stata positiva. Siamo arrivati ai quarti di finale sia in Eurocup che in campionato e abbiamo messo davvero paura a due grandi squadre come Besiktas e Virtus. È qualcosa di cui andare fieri. Quando abbiamo giocato da squadra, con la giusta intensità e con la stessa energia nell'arco dei quaranta minuti, penso che sia stato molto difficile vedersela con questa Trento».
Il passaggio dal basket universitario statunitense al professionismo europeo ha richiesto grande dedizione, un aspetto che Andrej Jakimovski ha affrontato con maturità: «Indubbiamente faticoso perché venivo da cinque stagioni al College negli Stati Uniti, quindi magari mi ero un po' dimenticato di quanto potesse essere lunga un'annata. Però sono molto contento. Per fortuna non ho dovuto fare i conti con infortuni seri quindi ho potuto lavorare bene durante l'anno. Ovviamente credo che si possa sempre fare meglio e non ci si debba mai ritenere arrivati. Sono felice, ma voglio continuare a crescere».
I suoi numeri (8,5 punti e 4,4 rimbalzi in campionato, saliti a 10,8 e 6,1 in Eurocup) lo hanno inevitabilmente portato nel mirino di vari club. Sfumata la Virtus, restano vive le attenzioni dalla Spagna (Valencia su tutte) e il pressing di Napoli, ma anche Roma. Sulle voci di mercato ammette: «Non posso negare che facciano piacere. Sento nomi di club importanti e, a prescindere dal fatto che possano essere la mia futura destinazione, mi rendono orgoglioso». Tuttavia, sulla possibilità di continuare in Trentino, l'ala non chiude affatto le porte: «Quando incontro i tifosi mi chiedono di restare e la mia risposta è sempre la stessa: anche a me piacerebbe. Devo parlare con la società e con i miei procuratori, ma sicuramente sono contento di come sono stato a Trento. Ho trovato una società seria, organizzata e professionale ma anche un bellissimo ambiente. Vivere qui il mio primo anno da professionista è stato un vero onore, non potevo chiedere meglio».
In chiusura, il giocatore offre anche una sua valutazione sul crescente numero di talenti italiani corteggiati dai college americani, mettendo in guardia i ragazzi sulle tempistiche di questa scelta: «Parliamo di un'esperienza fantastica che credo possa giovare a qualsiasi ragazzo. Onestamente però credo che l'età giusta per farla sia a 18-19 anni, non sono molto convinto di chi va là a 23-24. Anche se economicamente hai la possibilità di guadagnare cifre con cui prenderti cura della famiglia. Il mio consiglio comunque è quello di lavorare sodo perché lì è molto difficile giocare e se non giochi non cresci».