Femminile: allarme "crociati", parola a Caterina Todeschini

La preparatrice fisica del Famila Schio ha a sua volta una grande esperienza e familiarità con l'argomento della rottura dei crociato
16.03.2024 19:05 di Eduardo Lubrano Twitter:    vedi letture
Femminile: allarme "crociati", parola a Caterina Todeschini

Caterina Todeschini, preparatore fisico, e molto altro, del Famila Schio di basket femminile, è un fiume in piena quando le si dice la parola “crociato” del ginocchio. Nel suo lavoro è un argomento ricorrente. e ci tiene a provare a fare chiarezza.


Sono più di 15 anni che lavorando nel femminile convivo e mi interesso a questo aspetto. Credo che la prima cosa da fare sia contestualizzare in modo corretto il numero di infortuni registrati, non per sminuirne la gravità del numero - ne abbiamo parlato qui - ma per capire dare un’idea con una prospettiva generale della casistica: un conto è dire 15 infortuni su 40 partecipanti, un altro è dire 15 infortuni su 200 partecipanti. L’accuratezza della raccolta dei dati è quindi fondamentale per leggere nel modo più corretto lo scenario che rimane preoccupante. Per prima cosa dobbiamo sapere che le donne sono maggiormente predisposte all’infortunio ad LCA, e sappiamo che non possiamo predirlo o prevenirlo al 100%, ma ridurne il rischio si".

Come si fa a ridurre il rischio?

Parlo per esperienza personale: il mio approccio di partenza è quello di ragionare sul proteggere la giocatrice dallo stimolo a cui è esposta giocando a pallacanestro. Questo vale per le giovani atlete, ma anche per le giocatrici di serieA che necessitano della stessa attenzione di una neofita. Il lavoro di riduzione del rischio molto spesso è basico e a volte può risultare noioso, ma è da lì che bisogna iniziare, e i punti fondamentale sono la costanza e la continuità. Lo stile di vita delle atlete (e qui non si fa distinzione tra una tredicenne o una atleta professionista) è sempre più proiettato alla sedentarietà fuori dal rettangolo di gioco.  Essendo consapevoli che il corpo umano è fatto per muoversi sappiamo che queste abitudini non aiutano. Qui a Schio si cerca di dare un minimo di continuità e partiamo proponendo nelle fasce minibasket attività complementari come nuoto e ginnastica. Il multisport fino alla quinta elementare sarebbe un ottimo aiuto in quest’ottica. Da questa base poi cerchiamo di dare degli stimoli ad ogni allenamento da categoria giovanile lavorando sulla tecnica di atterraggio, sui cambi di direzione e sul rinforzo generale di base. Una quindicina di minuti ad ogni allenamento che si aggiungono ai due interventi settimanali che i preparatori del nostro settore giovanile seguono direttamente in campo con le giovani atlete. La routine che le giovani atlete eseguono è una sorta di “padre nostro” da fare come una goccia continua ad ogni allenamento, che diventa anche uno strumento che possono fare in autonomia, che comprende squat, affondi, affondi su una gamba, arresti, lavori di core. A Schio siamo 3 preparatori tra Prima Squadra e Settore Giovanile e ancora non si riesce a coprire al meglio tutte le squadre”.

Lei ha detto che non si può sapere chi è più predisposta naturalmente agli infortuni ma chi può essere più soggetta si può sapere invece?

Partendo dal presupposto che le nostre giovani dovrebbero allenarsi molto di più in proporzione al tempo di gioco-partita, chi si allena meno è anche più soggetta a rischio di infortunio, a maggior ragione se poi i contenuti degli allenamenti sono molto sport specifici e meno focalizzati sulla cura del corpo. Ecco che se ragioniamo su quello che accade con le migliori atlete a livello giovanili ci troviamo spesso a dover assistere all’esatto contrario: prospetti interessanti che anziché allenarsi tanto per proteggere e ridurre il rischio infortuni sono costrette a giocare più partite a settimana in diverse categorie, ad anticipare il momento di ingresso in prima squadra spesso come sparring partner e quindi non ottimizzando il carico di lavoro. Le nostre ragazze, in senso generale, vengono esposte troppo presto allo sforzo delle partite; in proporzione sia per le principianti nelle categorie basse, dove non hanno un bagaglio motorio sufficiente per sopportare l’impegno del giocato, sia per le atlete più evolute che devono saltare dei passaggi di costruzione  e cura del proprio corpo per dare precedenza alle necessità di campo”.

Quindi qual è la chiave per proteggere una giocatrice?

La costanza del lavoro, direi in aggiunta con la continuità per ragionare a lungo termine, in ottica pluriennale. Proprio per questo va fatto presente che le fasce giovanili di questi anni si portano il vissuto degli anni di Covid che ha creato un salto e ha forzatamente e ulteriormente interrotto quel minimo di costruzione che si offre nei primi anni di attività agonistica. Invece di fermarci e ragionarci su, siamo ripartiti come prima, senza ricordarci però che le cose non sono come prima, che ci vorrebbe molta attenzione e che le nostre ragazze hanno saltato a piè pari interi anni di attività in palestra.”