LBA - Comunicare, questo concetto sconosciuto alle società di basket

01.01.2021 01:42 di Redazione Pianetabasket.com   Vedi letture
Fonte: Giorgio Gandolfi - La Provincia
LBA - Comunicare, questo concetto sconosciuto alle società di basket

(di Giorgio Gandolfi). Il «comunicare» da parte delle società presenta diverse sfaccettature, che, molte volte, nel basket, ma non solo, non sono attentamente considerate. Iniziamo, ad esempio, dal digitale.

Tutte le squadre e le leghe di basket hanno un proprio sito, più o meno moderno, più o meno accattivante. Come abbiamo scritto in un precedente artìcolo la loro grande maggioranza non «comunica», in un mondo globalizzato, al di fuori dei confini, perché non hanno una versione inglese del sito. 

Se un giocatore straniero, un allenatore, un agente, e perché no, un potenziale investitore, un nuovo partner commerciale, o anche un semplice tifoso straniero, volessero informarsi sul club, non potrebbero. 

Secondo aspetto: se un sito è difficile da navigare, non ha informazioni chiare su dove trovare rapidamente quello che un utente cerca e non segue la regola dei «tre click», cioè se un utente deve trafficare per cercare quello che vuole, è sicuro che uscirà dal sito. 

Altro aspetto: quasi indistintamente. questi siti pubblicano notizie sui risultati delle partite, allenatori, sponsor, eventi sociali, e spesso le notizie rimangono sul sito per giorni senza essere cambiate. Come cambiarle ed innovarle?

Ad esempio, facendo interviste a personaggi che gravitano attorno alla squadra, ai tifosi più fedeli, sugli hobby o curiosità sui giocatori o allenatori, o anche dirigenti, trovando spunti al di fuori del rettangolo di gioco per interessare i tifosi anche durante la settimana e portarli ad entrare nel sito e coinvolgerli fino a pochi attimi dall'inizio della partita.

In breve, dare indicazioni diverse e divertenti sui propri tesserati. Cinque, forse sono tanti, minuti dopo che il risultato e la cronaca della partita è stato pubblicato sul sito la notizia è già datata e non interessa più a nessuno.

E non entriamo nel merito delle app delle squadre, che, nella quasi totalità, forniscono gli stessi contenuti del sito, con le limitazioni viste.

Comunicare significa anche fornire all'utente il miglior prodotto, che si è in grado di offrire. Ad esempio, parlando di televisione, due domeniche fa il top della giornata, era Milano-­Brindisi, prima contro seconda, in chiaro sulla Rai, quindi un grande spot per il basket.

AI contrario, non si sa per quali logiche, è stata trasmessa un'altra partita, che, con tutto il rispetto e senza alcun dubbio, non aveva lo stesso appeal.

Parliamo anche di chi fa le telecronache. Spesso, non è generalizzato e ci sono, fortunatamente. alcune eccezioni, ci si limita a commentare il gesto tecnico, che, molto spesso, non ha bisogno di alcuna descrizione, tanto è palese anche a chi mastica poco di basket.

Inoltre, raramente, sempre a parte alcuni esempi, nei momenti di pausa non si danno notizie curiose al di fuori del campo, su giocatori, allenatori, dirigenti, squadre, per rendere più leggera e divertente la telecronaca, compito che negli Stati Uniti, spetta a chi chiamano in modo appropriato «color commentator», il quale unisce ad approfondimenti tecnici, anche fatti divertenti e dietro le quinte.

In breve, crediamo che comunicare in un certo modo da parte delle società significhi aiutare a vendere il prodotto basket, a posizionarlo rispetto ad altri prodotti sportivi per i suoi valori e per le persone che vi ruotano attorno.